sabato 20 giugno 2009

Angeli perduti ( Wong Kar Wai , 1995 )


Giudizio: 9.5/10
Capolavori asiatici


Doveva essere questo film il terzo episodio del bellissimo Hong Kong Express, salvo poi, per decisione del regista, diventare storia a sè; mai decisione fu più ispirata: abbiamo così una versione notturna del precedente che colpisce maggiormente in quanto ad ambientazione. Anche qui due storie parallele: un killer di professione, in crisi di identità con se stesso ed una socia , versione asiatica di femme fatale che non si incontrano mai. Lei commissiona i lavori e lui esegue , tutto via telefono e via fax; nel profondo, ma neppure tanto, un morboso rapporto platonico fatto di masturbazioni e pianti dirotti, di musica dirompente e di laceranti rimpianti; dall'altra parte vediamo un ragazzotto muto svolgere le più strane attività notturne oltre che innamorarsi di una mezza pazza che vuol far fuori la fantomatica donna che le ha rubato l'uomo. Due storie apparentemente diverse che raccontano i disagi delle situazioni limite, spesso oltre il limite e che alla fine del film si intersecano pericolosamente con un quasi colpo di scena (molto bello per altro).
In questo film c'è già tutto lo stile di Wong che ammireremo poi in tutto il suo splendore in "In the mood for love" , sicuramente la sua opera più matura; qui c'è molta frenesia, direi fuorore, anche nella tecnica, con ritmo sincopato, ora tipo slow motion ora tipo fast forward, telecamera in spalla e una descrizione del ventre di Hong Kong cupa psichedelica, inquietante , fatta di fumo, localacci, gangster e vicoli laidi. Regna comunque sovrano, in questa stupefacente massa in scena, lo scrutare i sentimenti, la solitudine, gli stili di vita, e Wong sa farlo come pochi.
Una pietra miliare insomma, giustamente considerato da molti il capolavoro del regista.

2 commenti:

  1. Lo considero francamente inferiore a Hong Kong Express (che resta a mio parere il capolavoro di Kar-Wai), ma forse Angeli Perduti è uno dei film più "intimi" del regista hongkongese. Una parabola cinica e dura sull'amore, sul bisogno che ognuno di noi ha di un'altra persona (sia un'amante, una complice, un estraneo) nella quale vivere e grazie alla quale esistere. Il tutto in un mondo caotico e fumoso, splendidamente ritratto dalla fotografia del film.

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  2. A me invece forse ha colpito maggiormente questo, pur di fatto essendo i due film quasi un unico lavoro. Sta di fatto che Wong crea due capolavori che sono l'apice della sua poetica, senz'altro più intima rispetto a lavori seguenti.

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