sabato 20 giugno 2009

Ichi the killer ( Takashi Miike , 2001 )


Giudizio: 8.5/10
Metà manga e metà Tarantino (moltiplicato per dieci)


Diciamolo subito: astenersi dalla visione tutti coloro che ritengono i film di Tarantino truci e disgustosi, tanto per fare un esempio. Qui siamo all'apoteosi dello splatter, del cattivo gusto, della perversione sadica e psicosessuale (i titoli del film nascono da una pozzetta di sperma) , ultima frontiera della (sub)cultura post atomica nipponica.
La solita guerra tra mafiosi giapponesi è turbata da uno strano giovinastro insignificante che però una volta indossata una tuta alla Valentino Rossi con tanto di numero Uno stampato dietro, diventa una micidiale macchina per uccidere servendosi di affilatissime lame capaci di affettare un uomo. Chi è questo tipo bizzarro che si masturba sui balconi guardando il magnaccia che ammazza di botte la sua puttana? E' il prototipo di quelli che a scuola una volta si chiamavano "soggetti", vittima designata dei soprusi ed eletto vendicatore dell'umanità da un enigmatico cinese che lo plagia. Il giovanotto cova comunque istinti insani: gode nel violentare le donne, si eccita furiosamente quando incontra qualcuna con uno spirito masochistico , sente una forza innaturale che lo porta a compiere stragi indicibili, salvo poi cadere in preda al pianto e al disgusto.
Suo degno alter ego il capo di una banda che in quanto a sado-masochismo non è secondo a nessuno.
Ne viene fuori una battaglia tra titani dove serpeggia il dualismo eros-tanatos tanto caro al cinema orientale.
La regia di Miike fa il resto: tecniche da videoclip alternate a sinfonie di colori, ritmo ora ossessivo ora funereo, musiche sempre aderenti alla scena: ne viene fuori un film che può degnamente essere elevato a manifesto del genere splatter e che ha fatto di Miike una sorta di icona della generazione post-punk.
Più filosoficamente alla fine viene da chiedersi: esiste un Ichi dentro ognuno di noi?

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