sabato 20 giugno 2009

La pianista ( Michael Haneke , 2001 )


Giudizio: 8.5/10
Vizi troppo privati e pubbliche virtu'


Lei è una affermata professoressa di pianoforte al Conservatorio, vive con la madre oppressiva ed iperprotettiva in un tipico ambiente borghese, conduce una vita quasi monacale, tutta lavoro e casa, nessuno svago, nessun lusso: solo Schubert e Schumann e gli allievi che tiranneggia spingendoli alla maniacale ricerca della giusta interpretazione.
Ma dentro di sè cova desideri bizzarri: la vediamo frequentare sexyshop e cabine annesse per la trasmissione di film porno che guarda annusando fazzoletti di carta lasciati intrisi di umori dagli spettatori precedenti, fa la guardona nei drive in, si procura ferite alla vagina e quando cede alle lusinghe di un allievo belloccio e spregiudicato che vede in lei una guida artistica, pretende di dettare le regole come se fosse ancora davanti al pianoforte; e le regole sono agghiaccianti: botte, manette, sottomissione ed umiliazioni per se stessa, un rapporto di sesso estremo insomma.
Ma finchè la fantasia rimane tale non fa male, quando si cerca di farla diventare realtà si cade nel baratro.
Haneke racconta con lucidità truce e disincantata questi vizi privati che covano sotto le virtù pubbliche; confeziona un film raffinato, seppur molto duro, fa lezioni di filologia musicale , lasciando intravedere forse un legame fra quello che c'è nell'animo della pianista e le sue preferenze musicali; ci ricorda quelli che sono gli ultimi bagliori dello spirito prima che esso si spenga (e lo fa parlando di Schumann); il tutto senza pudore, senza giri di parole, senza tentare di essere consolatorio , con la forza che può avere lo scrutare uno spirito "malato".
Bisogna avere lo spirito giusto ed una grande lucidità emotiva, capace di sopportare i momenti anche molto bui del film per poter apprezzare questa opera giustamente pluripremiata , altrimenti il rischio che qualche demone sepolto in noi venga alla luce e ci stritoli.
Una menzione particolare per Isabelle Huppert, assurta ormai definitivamente nel gotha delle grandissime: il suo passare dall'algore assoluto, alla tenerezza e all'alterigia con un solo battito di ciglia ne fanno l'interpete ideale che ogni grande regista vorrebbe avere.

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