sabato 20 giugno 2009

L'uomo del treno ( Patrice Leconte , 2002 )


Giudizio: 7/10
Pantofole e pistole


Cosa unisce un professore in pensione che vive nella provincia francese e un rapinatore nomade e dall'aspetto truce? Nulla, ovviamente, ma nel bel film di Leconte, diventano esseri simbionti attratti uno verso l'altro perchè ognuno possiede quello che l'altro nell'intimo vorrebbe. E allora vediamo il professore regalare al filibustiere il simbolo della tranquillità e della quiete (le pantofole) in cambio di una lezione di tiro con la pistola. I due mondi estremi che si attraggono è sempre stato tema caro nei film, ma in questo viene affrontato con grande leggerezza e ironia, puntando sulla solitudine , così diversa, ma alla fine così uguale, dei due protagonisti. Ognuno può dare qualcosa all'altro (tema affrontato da Leconte anche ne "Il mio migliore amico", anche se con risultati inferiori a questo), se non altro facendo intravvedere vicendevolmente come diversa avrebbe potuto essere la vita se il treno fosse passato nell'altro senso.
I due protagonisti si confrontano con le parole ,con gli sguardi, con i silenzi , bevendo vino e pian piano li vediamo compenetrare uno nell'altro, fino alla scena finale , metà sogno metà realtà, in cui il professore prende il treno e parte e il rapinatore , in pantofole, seduto al pianoforte se la suona con calma e rilassatezza. La metamorfosi è completa, anche se, forse, solo nel sogno e nel mondo dei desideri.

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