lunedì 13 luglio 2009

2046 ( Wong Kar Wai , 2004 )


Giudizio: 8.5/10
Film e poesia


Per comprendere in pieno questo film bisogna uscire subito da un equivoco: non è il sequel di "In the mood for love" , anche se taluni elementi lo lascerebbero intendere (il nome del protagonista, il numero della stanza, certi rapidi flashback); è semplicemente un film che riprende le tematiche e che si vuole porre come ideale proseguimento ed integraziome della poetica di Wong.
Tutta la storia ruota intorno a questo numero che è quello della stanza attigua a quella occupata dal protagonista, un giornalista scrittore, viveur impenitente, che sente però il peso di una vita solitaria e di un amore passato di cui non riesce a cancellare il ricordo. Scrive un romanzo di pseudofantascienza , dal titolo 2046, in cui proietta i personaggi femminili da lui frequentati tra locali e bische e che in maniera diversa hanno comunque lasciato un segno nella sua vita.
Le storie (film e romanzo) si intersecano pericolosamente: la vita reale e quella immaginata dal protagonista hanno lo stesso sottofondo di mestizia e ineluttabilità, si sovrappongono e si diradano lasciando lo spettatore a volte confuso.
Più che un film è un turbinio continuo di immagini , suoni, colori, emozioni , quasi privo di una trama lineare che lo sostenga, in ciò assolutamnente agli antipodi rispetto a "In the mood for love" , in cui il rigore formale era assoluto.
E' questo che rende il film magico, questo apparente caos emotivo che travolge e che contiene i capisaldi della filosofia di Wang: il rimpianto, l'impossibilità di tornare indietro, l'incapacità di poter cambiare il flusso delle storie personali; tutto si mescola , si fonde, si nasconde e si appalesa improvvisamente nelle storie dei vari personaggi del film , tutti con un unico punto in comune: la solitudine che li attanaglia in una morsa implacabile.
Il regista, volutamente, crea allusioni, dubbi, stende le numerose matasse fino a creare un groviglio affascinante e al tempo stesso struggente; descrive le passioni, il dolore, il sesso con la consueta delicatezza e stile, mostrando stavolta una sensualità carnale, ma mai eccessiva; crea degli spazi chiusi, avvalendosi di una fotografia straordinaria, in cui si aprono i sentimenti dell'uomo e delle donne del film che tendono a diradarsi all'infinito per accogliere il mare emotivo che emerge; immagina un futuro , proiezione dei desideri e delle aspirazioni, cupo come rare volte si è visto, dove chi vi si reca cerca la soluzione al rimpianto, ma trova solo la sua lacerante conferma.
La consueta, infallibile tecnica cinematografica di Wang racchiude la storia in un guscio di perfezione stilistica, in cui tutto , anche il minimo dettaglio, concorre a dare vita ad un film indimenticabile, di un rigore stilistico che entusiasma e colpisce duro; gli attori concorrono in maniera determinanate a questo gioiello: Tony Leung ,clone di Clark Gable, è strepitoso così come le altre star femminili del cinema orientale presenti; su tutte spicca in maniera magnifica, con una recitazione e una presenza strabiliante Zhang Ziyi.

2 commenti:

  1. E' un film molto affascinante, l'aspetto che mi piace di più di questo regista è la maestria nel raccontare, il modo con cui racconta l'amore, la solitudine, il dubbio, il rammarico.

    Registicamente è bellissimo, sono rimasto davvero spiazzato da questo film e da "In the mood of love", non mi aspettavo una visione così bella...

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  2. Credo che nell'ambito delle caratteristiche che tu prediligi di Wong, sia assolutamente tra i più grandi. mostrando una sensibilità che non può non portare alla poesia. Dal punto di vista tecnico, e parlando in senso generale, un po' di merito va dato anche al fido Doyle per la fotografia preziosa.

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