mercoledì 8 luglio 2009

Primavera, Estate , Autunno , Inverno...e ancora Primavera ( Kim Ki-Duk , 2003 )


Giudizio: 8/10
Splendido affresco


La casa galleggiante sullo specchio d'acqua dove vive il monaco è uno di quei luoghi fatati e ipnotici che il Cinema ogni tanto ci dona (cito ad esempio solo il porticato di Rashomon); luoghi che sono essi stessi l'essenza del film: in questo lavoro di Kim Ki-Duk c'è un'altro fattore che ne ingigantisce la suggestione: lo splendido affresco che ne fa il regista, pittore prima che cineasta, mescolando immagini statiche , con poco movimento ma stupefacenti per i colori e per la cura con cui vengono disegnate.
Il film va considerato come una colorata e poetica metafora sulla vita che scorre, passa , ciclicamente come le stagioni; ogni fase con i suoi turbamenti , le sue passioni, i suoi dolori: inelluttabile scorrere del tempo di cui si è troppo passivamente, a volte, solo spettatori. Vediamo dapprima il fanciullo che mostra già la sua tempra troppo incline all'istinto, lo troviamo poi giovanotto alle prese con la passione amorosa e col desiderio , sempre sotto lo sguardo austero del monaco che gli ricorda come seguire il desiderio può portare ad azioni mortali; lo ritroviamo adulto bussare ancora alla porta del vecchio in mezzo al lago , in fuga dopo avere ucciso la moglie ed infine, a chiusura del cerchio, ormai maturo liberato dalla colpa, tornare per sempre sulla casa galleggiante dove il vecchio monaco nel frattempo è morto; qui infine giungerà una madre col piccolo figlio che lascerà e che darà inizio nuovamente al ciclo vitale.
E' un film di grandissimo rigore morale filosofico e religioso raccontato con sconfinata grazia e delicatezza, con qualche cenno di ironia pure; è un tentativo di descrivere la vità e la sua caducità contrapposte alla forza del rigore morale , magnificamente incarnata dal monaco anziano, arricchito da allegorie e simboli che potrebbero, apparentemente, renderlo di difficile lettura.
Ma è soprattutto la straordinaria capacità pittorica del regista che rende il film unico: sembra divertirsi a giocare coi colori, con le foglie che cadono, con le acque che scorrono ; un affresco quasi naturalista che fa da specchio all'incedere del tempo che lascia , come sempre, una scia di storie ed esperienze da raccontare.

2 commenti:

  1. E che dire del cancello di ingresso sul lago, una stretta via che se infilata apre al mondo della consapevolezza, della pace, in cui tutto scorre con i ritmi naturali di una vita vissuta senza lasciarsi trasportare dagli eventi. L'ho trovato di una poesia unica come del resto tutto il film e il suo significato.

    RispondiElimina
  2. Quella è una delle tante immagini bellissime del film: Kim ki-duk al massimo della sua forza poetica.

    RispondiElimina

Condividi