lunedì 7 settembre 2009

Bullet Ballet ( Shinya Tsukamoto , 1998 )


Giudizio: 8/10
Bianco e nero che abbaglia

Goda torna a casa e scopre che la sua ragazza si è suicidata sparandosi. Un fulmine a ciel sereno, che lungi dal fare luce, getta il resto del film nel più profondo livore. L'ossessione di avere un'arma uguale a quella con cui si è sparata la ragazza, lo porta ad immergersi in una palude sotterranea fatta di turpitudine morale , in un abisso senza fondo dal quale, si capisce subito, non uscirà più.
Film underground in tutti i sensi, vediamo il protagonista alle prese con una banda di teppisti punk cui appartiene una ragazza verso la quale Goda sente una particolare attrazione: ma attenzione, non di attrazione sessuale nè tanto meno romantica si tratta, è invece quell'attrarsi tra persone degradate nel profondo dello spirito, non c'è spazio per altro che non siano i frutti delle bassezze e dell'abbandono di ogni valore.
Ancora una volta Tsukamoto crea dal nulla, da buon artigiano del cinema, un film di grandissimo impatto, senz'altro più lineare e meno visivamente tormentato rispetto ad altri curando regia sceneggiatura, fotografia ed interpretandolo anche; anche questo è nel solito bianco e nero lancinante che nella sua cupezza abbaglia però come mille colori, meno sincopato e frenetico ma con una carica di visionarità che pochi riescono a rendere in maniera così poderosa. La sua cupezza altro non è che lo specchio delle estreme conseguenze della degradazione: tutto in questo film è perfettamente coerente con questo assioma; Goda ormai prigioniero della sua patologica ossessione per la pistola, il tentativo folle di cercare di capire il perchè della morte della fidanzata, i giovinastri punk persi nel marasma fatto di violenza senza finalità alcuna, ogni cosa è descritta con la forza dell'immagine e dei colori che mancano ed il risultato è di quelli eccellenti. Un film insomma che continua ad accrescere la meritatissima fama di questo self made cineasta sempre più bravo e sorprendente.

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