martedì 22 settembre 2009

Cabin Fever ( Eli Roth , 2002 )


Giudizio: 6.5/10
Piccola antologia dell'horror

Un gruppo di giovanotti decide di festeggiare la fine del liceo affittando un cottage nel mezzo di un bellissimo bosco immerso in una natura mozzafiato. La masnada è variegata: si va dal timido e gentile, al biondo piacione, dallo svalvolato alla teen ager già bella navigata. Che non sarà una vacanza normale lo si capisce subito quando un ragazzino mezzo catatonico, figlio di un negoziante della zona, trova un impulso vitale per mollare un morso ad uno dei ragazzi.
Nel bosco la pace dura poco: un tizio in preda ad una sorta di decomposizione si aggira nei paraggi, animali stranamente aggressivi, un altro personaggio (il regista stesso) se ne va in giro con un cane non proprio mansueto e un sacchetto bello gonfio di di marijuana. Insomma l'ambiente circostante promette di non far annoiare lo spettatore. Scopriremo che nel bosco è in corso una sorta di epidemia veicolata da un microrganismo sconosciuto che provoca terribili effetti sul corpo e che tutti sono a rischio contagio; la guerra che si scatenerà tra i giovani sarà inevitabile e porterà al dissolvimento del gruppo.
Tutto a dire il vero in questo film sembra già visto: una unica lunghissima citazione dei maestri del genere horror, di situazioni topiche, persino di personaggi; visto in questa ottica il film sembra quasi un documentario omaggio o una piccola antologia, pur possedendo sicuramente dei buoni momenti di tensione con robusto ricorso allo splatter.
Quello che valorizza il film è una sorta di spietata critica all'individualismo sfrenato che si riscontra sia tra i protagonisti nel mezzo dell'incubo che tra i personaggi di contorno ,il cui unico fine è il loro benessere e il loro orticello ben conservato, persino tra coloro che dovrebbero garantire il rispetto della legge.
Non mancano , come giusto che sia vista la premessa fatta, momenti di assurda ironia , alcuni forse anche non propriamente voluti. Nel complesso il film dice poco di nuovo, ma sicuramente ci mostra un regista cultore del genere che sa comunque costruire momenti validi, se a questo aggiungiamo che su di lui veglia il nume tutelare David Lynch , non fatichiamo a credere in un futuro radioso per Eli Roth.

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