mercoledì 2 settembre 2009

The slit mouthed woman ( Koji Shiraishi , 2005 )


Giudizio: 6/10
Leggende metropolitane


Le leggende metropolitane, si sa, sono ormai da almeno un decennio la fonte di ispirazione massima per i registi di horror in salsa giapponese, se non altro perchè conciliano una certa dose di orrorifictà ad un moralismo rigoroso.Questo film di Koji Shiraishi attinge a piene mani a questo pozzo di S. Patrizio , così come fece per "Noroi": la leggenda della donna dalla bocca sforbiciata pare abbia terrorizzato generazioni intere di ragazzini giapponesi negli anni 70 e il regista la usa come soggetto di questo suo horror.L'orribile donna, impermeabile lungo stile esibizionista e mascherina da sala operatoria a coprire un turpe taglio che le apre la bocca da un orecchio all'altro nonchè armata di un paio di forbicione, rapisce bambini per le strade minacciandoli con la sua arma. Si mette sulle sue tracce una insegnante alla cui classe apparteneva uno dei rapiti e un suo collega che sembra avere con la sforbiciata un qualche legame sovrannaturale.Tra picchi di tensione non eccelsi e momenti di stanca, tra inseguimenti e urla laceranti, tra scene ben costruite e mezzi colpi di scena , si giunge ad un finale che non rassicura per nulla, anzi spiazza notevolmente in perfetto stile Noroi.E' chiaro l'intento del regista di scandagliare i problematici rapporti tra madre e figli, con tanto di maltrattamenti e di ossessività ,e i sensi di colpa che sempre pullulano in queste leggende a maggior ragione se inquadriamo nel giusto modo il finale che non è solo una porta aperta sul sequel (che comunque fino ad ora non c'è stato).La bravura del regista si conferma, seppur senza toccare neppure lontanamente i vertici di "Noroi", ma il suo è uno stile bello, tagliente ed essenziale, senza fronzoli. Nel complesso il film si lascia vedere raggiungendo però solo poche volte vette di tensione da ricordare; se ne sconsiglia però la visione a mamme e figli in fase di conflitto iniziale di affermazione della personalità: non sia mai che qualcuno trovi in qualche angusto angolo della sua psiche un paio di forbiciacce.

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