giovedì 8 ottobre 2009

Nightmare detective ( Shinya Tsukamoto , 2006 )


Giudizio: 8/10
Sogno e paura

Keiko (una deliziosa Hitomi star della musica giapponese) è una giovane poliziotta che appena trasferita sul campo si trova a fare i conti con una esecrabile serie di suicidi, tra cui quello di un suo collega; con l'aiuto di uno strano "detective degli incubi" che possiede il potere di penetrare nei sogni (e nelle teste) delle persone cerca di venire a capo dell'enigma, rimanendo ben presto ella stessa invischiata in un incubo angosciante.
A metà strada tra il manga, Wes Craven e David Lynch, questa opera di Tsukamoto conferma lo stato di grazia del regista cui possiamo solo imputare un eccesso di autocitazionismo; per il resto il film è bello, angosciante nella sua complessità, ricco di momenti di suspance dettata dalla apparente assenza di via d'uscita; ma soprattutto ha l'innegabile pregio di trasmettere il vero terrore che il sogno può emanare: chiunque abbia fatto un sogno spaventoso proverà vedendo il film la stessa ansia clustrofobica che si prova al risveglio.
Per stessa ammissione del regista c'è aria di Freud nell'opera e c'è l'ormai eterno riflessivo rimuginare sulla morte e sulle ossessioni che ne derivano, tematica che non abbandona mai i lavoro di Tsukamoto. La morte e il sogno, la liberazione del corpo e dello spirito, due facce della stessa ribellione: con la prima affermazione del proprio Ego in uno slancio estremo di nichilismo, il sogno come contenitore dei torti subiti, degli abusi solo rimossi e non risolti pronti all'eplosione. E' sempre uno Tsukamoto pessimista, tetro come ci ha abituato da tempo, incollato all'individuo solo , estraniato dal mondo che corre troppo in fretta; a poco serve il colore utilizzato nel film , sempre preciso e intonato allo scorrere della storia, un colore molto sbiadito con solo rari momenti di luce piena, ancora intriso di underground e per questo molto simile, di fatto, al bianco e nero bluastro di Snake of June. La genialità tecnica del regista non si discute, il suo pedinare i personaggi, i momenti di tensione montate,gli attimi di splatter violenti sono autentiche gemme filmiche.
Probabilmente Tsukamoto è uscito definitivamente dal suo guscio underground che ci ha deliziato per tanto tempo, ma la mano decisa e ferma rimane la stessa, capace come poche di sapere disegnare i tormenti della solitudine e del dolore: a noi, per ora, non resta altro che goderci le sue opere; io personalmente lo ringrazio per avermi riportato alla mente con questo film cosa significa la paura dopo il sogno.

1 commento:

  1. se non sbaglio ispirato a un anime di kon

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