domenica 11 ottobre 2009

Paranoid Park ( Gus Van Sant , 2007 )


Giudizio: 8.5/10
Adolescenza e abbandono

Paranoid Park è il luogo agognato dagli skater di Portland, una sorta di Mecca e insieme battesimo del fuoco, per il quale "non si è mai pronti"; ed è lì che Alex, ragazzino sedicenne, avrà la svolta della sua vita, una svolta che lo segnerà per sempre.
In quella sorta di paese per balocchi girovagano sfaccendati, sballati e skater forsennati: Alex ne è attratto, un po' perchè ha l'età in cui si mitizza tutto e un po' perchè è solo, maledettamente solo, con due genitori separati che il regista non ci mostrerà praticamente mai in faccia. Una bravata tipica di chi ha la forza dell'incoscienza si trasforma in tragedia involontaria a causa di Alex che procura la morte (orribile) di un sorvegliante della stazione dei treni merci.
All'inizio del film troviamo Alex già ad eventi avvenuti che usa matita e carta per esternare il peso che lo opprime, il film si chiude con lo stesso che brucia le sue memorie affidando al fuoco la liberazione della coscienza dalla colpa.
Film di indubbio impatto in cui la condizione adolescenziale è ben descritta, molto asetticamente a dire il vero: e il ritratto che ne esce fuori è amarissimo, cupo, quesi privo di speranza. L'abbandono in cui vive Alex, la totale assenza di una guida proprio quando le difficoltà di quella età la impongono, sono mostrate con rigore , tra evoluzioni sullo skate, discorsi adolescenziali fatti di sesso e bravate e la perennemente amimica faccia del protagonista che esprime un vuoto assoluto e un totale disorientamento. La colpa pesa sulle fragili spalle del giovane e il dover tenere dentro di sè, tra mezze bugie e mezze verità, un simile segreto non fa che accrescere il suo profondo disagio nonostante i suoi tentativi di rielaborazione in chiave giustificazionista.
Van Sant sta perennemente col fiato sul collo del ragazzo, usando tra l'altro anche tecniche semiamatoriali di ripresa, mostra un ambiente in costante degrado che si assimila al degrado delle nuove generazioni, infarcisce la storia con una colonna musicale che spazia dalle felliniane note di Nino Rota al rock ma , soprattutto, non si erge mai a giudice degli eventi, conservando una notevolissima capacità descrittiva pura.
E' un film, in conclusione, che come pochi è capace di descrivere in modo non stereotipato, scevro da inutile trovate manieristiche, la condizione degli adolescenti, suonando nel contempo come allarme per gli adulti che di questi ragazzi dovrebbero essere guida e appoggio e che invece, troppo spesso, vengono meno ai loro compiti.

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