giovedì 15 ottobre 2009

The quiet family ( Kim Ji-woon , 1998 )


Giudizio: 8/10
Commedia nerissima

Opera prima del regista coreano Kim Ji-woon, affermatosi poi grazie ad altre pellicole di notevole spessore, questo film mostra già sul nascere il talento del cineasta , la sua profonda conoscenza del Cinema a 360° e la sua versatilità che lo porterà in seguito a cimentarsi con ottimi risultati in svariati generi.
La famiglia del titolo, composta da genitori, 3 figli e uno zio, acquista uno chalet in montagna per adibirlo a locanda e già dall'approccio con i pochi escursionisti che passano senza fermarsi, capiamo che oltre che quieta la famigliola è pure strana parecchio, con la madre che lancia apocalittici anatemi ai mancati avventori; quando poi assistiamo alla bizzarra comparsa di una vecchia che predice sventure e sangue, capiamo che qualcosa di grottesco e di inaspettato avverrà.
Infatti la locanda sembra essere stata eletta ad ultimo alloggio prima del trapasso mediante suicidio da chiunque vi si trovi a passare, motivo per cui l'occupazione maggiore della famigliola diverrà quella di scavare fosse per occultare i cadaveri, timorosi che la loro scoperta possa essere di nocumento per il buon nome della locanda. Gli eventi si accavaleranno, i fatti strani anche e le morti cresceranno, anche con l'ausilio più o meno voluto dei gestori dell'albergo.
Commedia nerissima , in perfetto stile fratelli Coen, ben costruita, sempre oscillante tra il grottesco, il dissacrante e l'ironico con momenti di assoluto esilarante umorismo nero, dotata di brio e ritmo, tra badilate e misunderstanding , fosse scavate e cadaveri dissotterrati diretta con bravura da Kim, molto efficace nel descrivere le piccole gelosie, le tensioni e la solidarietà familiare sempre però intrisa di una certa ipocrisia: in tal senso molto significativo l'ultimo fotogramma con la famiglia riunita che invita al silenzio con il classico dito sulla bocca.
L'impresa di recuperare questa opera prima di uno dei più fulgidi talenti cinematografici coreani è valsa assolutamente la pena: peccato solo che per la stragrande maggioranza del pubblico questo titolo passerà colpevolmente inosservato.

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