sabato 17 ottobre 2009

Sukiyaki western Django ( Takashi Miike , 2007 )


Giudizio: 8.5/10
Il mito degli spaghetti western

Cosa può uscire fuori quando un regista come Miike, sotto l'egida, nonchè attiva partecipazione come attore, di MastroTarantino, mette in cantiere un western dichiaratamente omaggio , sin dal titolo, allo "spaghetti western"? Semplicemente un film imperdibile, geniale e naturalmente splendido.
Ciò che più emoziona in questo film , e di emozione pura si tratta, è la totale dichiarazione d'amore che fanno il regista e il suo degno compare ad un genere, a dei registi e attori che questo genere hanno creato; ecco perchè parlo di emozione pura, quasi commozione di fronte ad un lavoro simile.
L'operazione è una sorta di funambolico salto mortale perchè si citano e si omaggiano Leone, Corbucci, lo spaghetti western che a loro volta omaggiavano nei loro film Kurosawa e i Samurai, ritornando quindi al Giappone terra del regista.
La storia narra le vicende seguite alla Battaglia di Dannoura avvenuta nel 12° secolo al culmine di una lotta tra fazioni avversarie, spostata in epoca più recente molto più vicina a noi, seppure imprecisata. Si fronteggiano due clan rivali gli Heike (bianchi) e i Genji (rossi) che si contenderanno i servigi di un misterioso quanto infallibile pistolero giunto nel villaggio, cui una alcolizzata di nome Ruriko, che vive col nipote rimasto solo e menomato nella favella dopo aver visto l'uccisione del genitore, racconterà le nefandezze che questa guerra porta, non ultima l'uccisione del figlio , reo di avere sposato una donna della fazione rivale.
La storia sarà un susseguirsi di personaggi ed eventi ad un ritmo strabiliante: capi clan sanguinari e rozzi che leggono Shakespeare contrapposti a capiclan raffinati , che usano la katana di fronte alle pistole, sparatorie e scontri sanguinosi, rose bianche e rosse che si uniscono a creare un ibrido, sceriffi schizofrenici, sangue che zampilla e ovviamente un tesoro favoloso conteso. Tutto ciò condito da una miriade di citazioni che vanno da Django di Corbucci (la mitragliatrice nella bara) ai film di Sergio Leone elaborate con la spettacolarità tipica di Miike , con l'umorismo e la tecnica fummettistica da manga che tanto piace a Tarantino e con l'immancabile duello finale sotto la neve che si macchierà di sangue.
L'inizio del film ci presenta un Tarantino pistolero infallibile di nome Piringo che in un contesto da fumetto ci narra in uno spettacoloso inglese giapponesizzato gli eventi che fanno da prologo alla storia, e risulta sicuramente uno dei momenti più stupefacenti; la fine , leggendo i titoli di coda, ci lascia un film che si vuole quasi autoeleggere a prequel di Django.
La tecnica sopraffina di Miike rende la pellicola godibilissima, con momenti di altissima classe ( il fake trailer con cui scopriremo che Ruriko altri non è che la famigerata Bloody Benten, pistolera implacabile), con riprese spettacolari e ben riuscite.
Il messaggio finale sta in una post moderna rilettura del "fate l'amore, non fate la guerra" , in una condanna delle contrapposizioni estreme visualizzata nelle rose bianche unite a quelle rosse che generano una rosa con i petali di entrambi i colori.
Un film da vedere assolutamente che ci lascia il cuore e gli occhi gonfi di emozione e di gratitudine per questa strana( ma non tanto) coppia di registi capace di rendere un omaggio così grandioso ad un genere che è stato il mito della nostra giovinezza (e non solo).

2 commenti:

  1. un miike che fino ad ora ho evitato. mi hai convinto alla grande, mi hai messo una gran voglia di vederlo.

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  2. Se visto nell'ottica dell'omaggio ad un genere caro a (quasi ) tutti , il film è bellissimo; poi naturalmente l'impronta di Miike c'è e anche la consulenza del compare Tarantino.

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