venerdì 2 ottobre 2009

Uzak ( Nuri Bilge Ceylan , 2003 )


Giudizio: 7/10
Istanbul innevata

Due uomini a loro modo soli: Mahumt l'intellettuale che guarda film porno, avendo sognato di fare un film come Tarkovskij e suo cugino Yusuf campagnolo e un po' cialtrone che emigra in città alla ricerca di fortuna. L'uno ferito dal divorzio con la moglie ormai legata ad un altro , cui probabilmente non ha mai detto tutto ciò che pensava, immerso nella sua solitudine tra piastrelle e fotografie in preda a chiara nevrosi da single, l'altro che sembra invece l'esatto negativo: un po' rozzo, disordinato che perde il tempo ad appestare di fumo la casa del cugino e a guardare le cosce delle ragazze sull'autobus, fingendo di tanto in tanto di cercare lavoro, avendo come fine ultimo (forse) solo il partire con un cargo per l'altra parte del mondo e tornare carico di soldi. Potranno questi due mondi conciliarsi in una spettacolosa Istanbul innevata fino all'inverosimile e adagiata su un Bosforo dal colore livido?
Il film è tutto in questo contrasto di solitudini estreme, e concluse in modo diverso: due mondi che si avvicinano, si scontrano senza mai attrarsi e si allontanano senza lasciare traccia di sè nell'altro.
Film intensamente minimalista, giocato molto sui particolari, su lunghi piano sequenza, su silenzi rotti solo dagli sguardi, che quasi mai risulta però lezioso o pesante, senza eccessi di depressioni o di malinconia stucchevole.
Il turco Ceylan , che con questo film è stato premiato a Cannes insieme ai due bravi attori, conosce la tecnica, dosa bene i colori come solo chi ha studiato fotografia sa fare, legge con intensità negli occhi e nel viso dei protagonisti, sa non annoiare anche quando i ritmi sono molto lenti.
La metafora della solitudine profonda che può attanagliare un uomo sta tutta nella lunga, bella scena finale: occhi sul mare sferzato dal vento, vaghi movimenti dello sguardo a cercare qualcosa cui aggrapparsi e il fumo dell'ultima sigaretta.

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