venerdì 13 novembre 2009

Kill Bill ( Quentin Tarantino , 2003 )




Giudizio: 9/10
Epopea del Cinema


Rivedere Kill Bill è come vedere ogni volta un film nuovo; ti chiedi : " E questa scena? da dove salta fuori? Possibile che non la ricordi? Possibile che mi sia sfuggita questa battuta?" Poi , quando ti fai una ragione che questo non è un film come gli altri, bensì un compendio universale del Cinema in tutte le sue variegate forme, ti rendi conto che è assolutamente normale. Esistono veramente pochissimi capolavori che racchiudono in sè una forza dirompente come questo, un parossismo cinematografico estremo che esplode in ogni angolo e che rimanda ad altre pagine e ad altri momenti di grande suggestione.
Solo uno come Tarantino , vissuto a pane e cinema, poteva concepire una tale operazione e portarla a termine col risultato che possiamo ammirare: ha assorbito e metabolizzato generi, momenti magici, facce , musiche e poi come un antica divinità greca dell'Olimpo li ha manipolati e forgiati a sua immagine e somiglianza disegnandoli sullo schermo e facendoli rivivere.
Il melò che va a braccetto con lo splatter, l'action movie che si fonde col fumetto, il dramma che da vita all'eroe senza tempo, tutto visto con gli occhi di chi è stato bambino, di chi ha amato il western e i B movie, Kurosawa e i manga, il cinema orientale e il noir; operazione sublime, indimenticabile omaggio ad un'arte che fa dell'immagine il suo epicentro; e le immagini di Tarantino sono ridontanti, esagerate, muove la sua mano un amore infinito per le storie da Cinema che contemplano la vendetta, l'amore filiale, l'erculeo eroe invincibile mai domo, la forza interiore insegnata dai saggi orientali, il truce rispetto per chi , cacciatore famelico, porta solo morte.
La frase che apre il film ("La vendetta è un piatto da servire freddo") fa da motore a tutta la storia, intrisa di amore e sangue, odio e disprezzo: una lunga corsa per arrivare in tempo a farsi servire il piatto freddo.
Su tutto questo ribollire domina l'idea cinematografica del regista, ricca di ironia, sarcasmo, ricerca dell' (elegante)esagerato da lanciare addosso a chi guarda investendolo e stordendolo, usando un montaggio frenetico, un alternarsi del colore e del bianco e nero, dei dialoghi fitti a volte, muti altre, giocati solo con gli occhi; dipana la storia in un trambusto temporale che non confonde , anzi affascina, mostra violenza e ferocia come momenti essenziali al ruolo dei personaggi e infine regala pagine di pura estesi cinematografica ben sostenute da musiche che vanno dal country a Moricone passando per la disco dance.
Un'opera geniale quindi, splendida , di quelle da conservare in caso di disastro nucleare che annienti l'umanità, un film che diventa calidoscopio di immagini e di sensazioni forti, che appagano corpo e anima.
Dice Tarantino che la Sposa riposerà per dieci anni e poi forse tornerà all'opera: se così sarà dovremo iniziare il countdown , proprio come si fa per gli eventi epocali, sperando sempre che la genialità del regista rimanga purissima e stupefacente.

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