domenica 1 novembre 2009

Running wild ( Kim Sung-soo , 2006 )


Giudizio: 6.5/10
Corruzione e vendetta

Jang Do-young è un poliziotto che oscilla tra Tomas Milian "er monnezza" e l'ispettore Gallaghan , Oh Jin-woo è un procuratore ligio alle regole ma implacabile verso la malavita organizzata; quando le loro strade investigative si incrociano sarà scontro tra titani. La collaborazione dapprima forzata, quindi sempre più sulla stessa lunghezza d'onda, li porterà troppo vicino al fuoco che inevitabilmente li scotterà in maniera irreparabile.
Poliziesco-thriller d'azione all'inizio senza particolari sussulti, la storia scivola poi in un dramma su cui domina lo scontro tra le personalità, gli stili di vita e il personale concetto di giustizia dei due protagonisti; la forza trainante sta nel confronto tra il poliziotto mezzo sciroccato, afflitto dalla preoccupazione per la salute della madre e desideroso di almeno un giorno di felicità e l'uomo di legge , colletto bianco e cravatta, animato da grande zelo e votato al sacrificio della vita personale pur di sradicare l'erba cattiva. Indubbiamente i confronti dialettici tra i due sono tra i momenti più interessanti del film, soprattutto quando entrambi si rendono tristemente conto dell'impossibilità che la giustizia possa essere amministrata solo nelle aule dei tribunali.
La descrizione della corruzione e dei legami tra malavità e organi dello stato è spietata, venata di un certo fatalismo e rassegnazione.
Il finale drammatico e molto pessimista ci mostra il convergere delle strade dei due protagonisti: il poliziotto con l'ultima sigaretta insanguinata tra le labbra e il procuratore che salta la sottile linea che separa la giustizia dalla vendetta.
Se nella prima parte il film non soddisfa per nulla in quanto a ritmo , nella seconda il crescere del pathos fa da collante per la storia; nonostante ciò la regia non lascia il segno e il film vive in gran parte sulle spalle dei due attori: Kwon Sang-woo, bravo anche negli eccessi , nel ruolo del detective, Yoo Ji-tae convincente nelle vesti del procuratore, soprattutto nel contrapporre la sua distaccata glacialità all'irruenza dell'altro.

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