martedì 10 novembre 2009

Thirst ( Park Chan-wook , 2009 )


Giudizio: 8/10
Amore e vampiri

Dopo la parentesi "leggera" di I'm a cyborg but that's ok , Park torna sui suoi passi e ci riconduce a tematiche più drammatiche e pregnanti: questo Thirst , attesissimo, è tutta farina del sacco del regista coreano, nelle tematiche e nell'impatto visivo.
Storia di vampiri che racchiude in sè molteplici facce, ci appare più come uno scandaglio che cerca, scova e porta alla luce drammi e conflitti, percuote la coscienza religiosa e soprattutto rappresenta l'amore, quello carnale, tragico, sofferto.
Il prete che con sommo spirito altruistico va in Africa come volontario per testare un vaccino contro una sconosciuta e terribile malattia e ne ritorna miracolato ma vampiro è il davide che combatte il fato-golia: con la fede cerca di contrastare la sua sete di sangue, non uccide , si abbevera alle flebo dei malati terminali, combatte la bestia che sente crescere dentro di sè; ma quando a ciò si aggiunge il richiamo della carne rappresentato dalla giovane moglie di un suo amico d'infanzia, la lotta è impari e non c'è fede che tenga e gli amplessi si susseguiranno perfino sui letti d'ospedale accanto ad un comatoso. La donna sarà il suo Caronte per l'inferno, si dichiara atea e quindi al di fuori dei problemi morali, e non contenta spingerà il prete-vampiro all'omicidio del marito e alla quasi morte della suocera, ridotta a vegetale.
La parabola quindi volge al termine: divenuto vampiro perchè voleva fare del bene , si ritrova, seppure macerato da colpe , ad essere amante diabolico e assassino, in balia della ragazza divenuta anch'essa vampira per sua colpa: colpa indotta dall'amore e dal desiderio di renderlo immortale.
Un finale di fortissimo impatto visivo darà un senso di compiuto: con un atto estremo, l'amore, dolorosissimo, trionferà anche agli inferi.
Park è bravissimo a girare un film difficilmente classificabile nell'ambito dei generi tradizionali : è senz'altro un grande film d'amore carnale e fisico in cui i due protagonisti mettono in gioco tutto ciò che hanno, condito da riflessioni sulla religione e sui rapporti umani, con una fortissima carica emotiva ed un impatto visivo potentissimo; ma soprattutto da ancora una volta dimostrazione di una grandezza stilistica con una regia formidabile, con ambienti ben studiati e con inquadrature splendide (la scena della madre che rivela come in realtà sia morto il figlio, gioco di sguardi e piccoli movimenti sui volti, è a dir poco spettacolare).
Menzione meritano i due protagonisti principali: Song Kang-ho nel ruolo del prete che va affermandosi sempre più come uno tra i più bravi ed eclettici attori coreani e Kim Ok-bin fantastica nel ruolo della ragazza , capace di dare vita ad una femme fatale che buca lo schermo.
Non siamo probabilmente ai livelli di Old Boy, ma la capacità di Park nel raccontare storie che colpiscono e affascinano è comunque sempre la stessa, per un altro capolavoro c'è tempo.



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