mercoledì 9 dicembre 2009

301 , 302 ( Park Chul-soo , 1997 )


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Ossessioni e turpitudini

Da come parte il film intuiamo subito il ruolo che il cibo avrà nel suo svolgimento: presentazioni di ricette raffinatissime, preparazioni accurate, ingredienti scelti con cura; tutto concorre allo sviluppo di una forma di ossessione che sarà solo una delle numerose presenti nella storia.
Due donne , vicine di casa, apparentemente diverissisme tra loro: una estrosa , provetta cuoca, con una casa open space fatta solo di una immensa e funzionalissima cucina che ha dedicato tutte le sue forze all'arte culinaria sin da quando era sposata; l'altra più simile ad un' anacoreta, silenziosa, schiva che vive la sua esistenza da giornalista in totale isolamento, anoressica e asessuata.
Così diverse in apparenza, ma così simili quando iniziamo a conoscerle meglio , passando attraverso la diffidenza iniziale, la contrapposizione violenta ed infine, intuiamo , una sorta di attrazione amorosa, fino al finale drammaticamente degno di tutta la storia in cui ogni cosa troverà il giusto posto ed ogni ossessione verrà placata.
Il film di Park è una carrellata lucida e spietata di ossessioni (cibo e sesso) soprusi (molestie sessuali ) turpitudini varie (violenza psicologica su adolescenti) che incute un disagio profondo che contorce il ventre.
La donna che cerca nell'ossessione per la cucina una forma di gratificazione da parte del marito e che non disdegna l'atavico connubio cibo-sesso , giungendo fino alle soglie dell'obesità quando l'unica soddisfazione giunge solo da se stessa prima di approdare al divorzio, l'altra donna vessata, molestata da bambina dal padre, annientata psicologicamente che rifiuta il cibo ed il sesso sentendo dentro di sè la ripugnanza per quanto subito. Troveranno, nel narrarsi reciprocamente le loro vite, una forma di unione sempre più profonda fino all'attrazione finale e alla conclusione che è quella intimamente desiderata da entrambi , che si materializza con un altro gesto estremo.
La forza disturbante del film è sicuramente l'aspetto più valido insieme alla sapiente regia che sa giostrare le due protagoniste in lunghi flashback e in spazi ben fotografati con un cromatismo pastellato dominante.
Non è del tutto fuori luogo ritenere questo un film "malato" e "marcio" , ma è altrettanto vero che Park ha saputo creare un lavoro con tematiche simili senza cadere mai nell'ovvio e nella spettacolarizzazione; soprattutto è riuscito a tratteggiare due personaggi a modo loro difficili e ostici con grande chiarezza e forza empatica.

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