lunedì 28 dicembre 2009

La voltapagine ( Denis Dercourt , 2006 )


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Vendetta sottile ma violenta

Le immagini di Melanie bambina al piano si alternano con quelle del padre che maneggia e taglia quarti di bue: è l'inizio del prologo che ci mostrerà la ragazzina respinta ad un concorso causa un autografo firmato da Ariane, nota concertista facente parte della giuria, che fa cadere la sua concentrazione.
Gli occhi e lo sguardo della fanciulla che si allontana fanno presagire rancori che non saranno mai sopiti.
Una decina di anni dopo troviamo ancora Melanie stagista nello studio del noto avvocato , marito di Ariane e seppur non svelato chiaramente, intuiamo che il piano di vendetta sta per scattare.
L'avvocato , terminato lo stage, la assumerà come educatrice del figlio di 10 anni, anche egli pianista in erba ; ben presto la sua algida eleganza e la sua bellezza conquisteranno la ignara Ariane che le proporrà di divenire la sua voltapagine.
Con la freddezza di chi ha covato per anni la vendetta, Melanie saprà rendersi un elemento fondamentale nella vita artistica della fragile pianista, infondendole una sottile ma morbosa attrazione. Vendetta sarà: senza sangue, senza rumore, una vendetta che distrugge la mente, l'anima e le dinamiche familiari.
Film di fortissimo influsso chabroliano, questa opera prima indubbiamente risulta valida, seppur con qualche pecca data soprattutto da un finale un po' sottotono e da uno svilupparsi degli eventi in cui prevale troppo il non detto.
D'altra parte il rapporto tra le due donne, fatto di un continuo specchiarsi una nell'altra , costituisce l'aspetto più bello del film. Amore e odio, ammirazione e dipendenza psicologica, attrazione lesbica, sguardi , silenzi e aspetti sociali si mescolano sullo sfondo di un quadro che si rifà alle ambientazioni tipiche di certo Chabrol, condito da un sottile e raffinato erotismo fatto di sguardi e mani appena sfiorate.
Il rancore profondo che attanaglia Melanie sembra sciogliersi solo quando accanto ad Ariane volta le pagine dello spartito, a significare, comunque, il comune substrato emotivo delle due donne e la sua glacialità insinua in ogni momento l'attesa spasmodica del gesto di vendetta che sarà invece discreto, senza rumore ma di una lacerante violenza.
La regia risulta molto curata , forse troppo laccata, ma sicuramente efficace nel rendere gli sguardi,arrichita da musiche che fanno da sfondo al rincorrersi degli occhi. Come detto qualche pecca nella sceneggiatura esiste, laddove non è chiaro se il piano sia premeditato e soprattutto nella inevitabile (ma che non c'è) resa dei conti che renda tutti consci del gioco che si è chiuso.
Bravissime le due attrici soprattutto nella forza che emanano gli occhi: Catherine Frot a suo agio nel ruolo di una fragilissima Ariane e la giovane Deborah Francois , sguardo algido ed eleganza da vendere, una che il cinema lo mastica, giovanissima, dai tempi dei fratelli Dardenne.

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