giovedì 17 dicembre 2009

Vengeance ( Johnnie To , 2009 )


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Storie di killer e di vendetta (con Melville sullo sfondo)

Nonostante la massiccia livrea tinta di Europa e di cosmopolitismo linguistico, l'ultima fatica del Maestro di Hong Kong è saldamente e tenacemente inserita nel solco cinematografico tracciato negli anni dal regista; semmai la coproduzione francese, nonchè la presenza di una star come Johnny Hallyday , non potranno che portare vantaggi sulla distribuzione.
Francis Costello (potenza del nome...) accorre al capezzale della figlia miracolosamente salvatasi dalla carneficina che ha sterminato la sua famiglia; ora è uno chef e possiede un ristorante nella Parigi che conta ma nel passato ha maneggiato con arte la pistola e porta come ricordo una pallottola in testa che gli procura problemi con la memoria.
Quando la figlia prima di essere riportata in Europa le chiederà vendetta, lui da vecchia volpe rizzerà le antenne e non gli parrà vero di vedere all'opera in maniera chirurgica tre killer legati alle triadi.
L'offerta è succulenta: vendetta in cambio di contanti , del ristorante ( dal nome profetico "i Fratelli") e della casa parigina.
I tre killer accettano anche perchè scatta in loro quel senso dell'onore e della lealtà che li porta ad aborrire l'uccisione dei due piccoli nipoti di Costello.
La brigata si mette quindi sulle tracce degli assassini e una volta scovati , sapranno che il mandante della carneficina è il boss dei tre, un mr Fung/Simon Yam intriso di ferocia. Non avranno dubbio i tre con chi schierarsi, reiterando quella rivolta dei boiardi che tante volte To ha proposto nei suoi lavori.
Sarà comunque Costello a mettere fine alla vicenda dimostrando che le stigmate del killer sono ancora fresche in lui.
Ancora una volta quattro personaggi ai limiti, chiusi nel loro destino, legati da una amicizia che sembra provenire dai canyon del Nevada, drammaticamente leali e con la loro etica purissima; stavolta To li muove tra Macao e Hong Kong mostrandoci un po' meno del ventre molle delle due ex colonie; ci regala alcune scene magnifiche tra cui una sparatoria al chiaro di luna che va e viene e un inseguimento a ritroso tra poggia e selve di ombrelli in cui un po' tutti ci siamo sentiti Costello; ma soprattutto fa sfoggio di una regia raffinatissima da leccarsi i baffi, senza mai una battuta a vuoto, scandita da un ritmo che non è frenetico ma costante e coinvolgente.
Ai soliti noti Anthony Wong, Simon Yam ,Suet Lam , tutti sempre efficaci e bravi si affiancano il carisma e gli occhi di ghiaccio di un grande Johnny Hallyday, la cui risata in riva al mare chiude il film con un tocco enigmatico e amaro.

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