martedì 26 gennaio 2010

8 donne e un mistero (Francois Ozon , 2002)

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Teatro, musical e tante star


Anni 50, una splendida villa immersa nella neve, una ricca famiglia che si ritrova per le festività natalizie e, sorpresa iniziale, l'unico uomo della casa trovato morto con un pugnale nella schiena.
L'assassino non può che albergare nella casa, popolata, fino alla fine del film, da sole donne: la moglie con le sue due figlie, la sorella, la cognata , la suocera e le governanti; una di queste ha inferto il colpo fatale. Con un impianto volutamente ispirato ad Agatha Christie assistiamo al dipanarsi della vicenda che rimane circoscritta all'interno dello splendido salone della villa e che si avvale di una struttura scenica tipicamente teatrale.
Se da una parte la vicenda, tra inserti di puro musical , rivelazioni varie e immancabile colpo di scena finale, svela alla fine il mistero, dall'altra scoperchia una sorta di vaso di Pandora portando alla luce intrecci e personalità degne del miglior nido di vipere.
Ozon si avvale di un testo teatrale per mettere in scena un arditissimo tentativo: riunire su un unico palco alcune tra le più grandi attrici francesi appartenenti ad almeno tre generazioni diverse e dietro il pretesto della scrittura, lasciarle scambiarsi frasi al vetriolo, insulti (mai volgari) e maldicenze; indubbiamente operazione ardua, ma perfettamente riuscita e con un risultato gradevolissimo, nobilitato anche dalle performance canore delle otto attrici.

Agatha Christie da un lato, musical dall'altro, Hitchcock in controluce e ambientazione da commedia brillante americana anni 50: un coloratissimo miscuglio di generi , mai pasticciato, da cui emerge l'infatuazione del regista  per il mondo femminile, in tutti i suoi aspetti ,ed una indubbia capacità nel tenere a freno e governare il cast stellare.
La carrellata di vizi e menzogne, paure e perbenismo funziona benissimo come sottofondo, mostrando una famiglia in cui tutti hanno segreti e qualcosa da tenere nascosto che quando emerge produce effetti a catena imprevedibili: su tutto ciò il regista gioca , divertendosi ad intorbidire le acque , per poi schiarirle, creando un frizzante clima di dubbio.
L'omaggio di Ozon al cinema francese e alla commedia americana è riuscitissimo , sublimato dalla scena del bacio lesbico tra Catherine Deneuve e Fanny Ardant, puro divertimento, priva di ogni prurito, quasi una summa della grandeur francese cinematografica.
Tutte bravissime le attrici, convincenti nei loro ruoli vipereschi: a parte la Deneuve e la Ardant, spiccano soprattutto Isabelle Huppert nel ruolo della isterica sorella , trasformata per il finale in un clone di Rita Hayworth e Emanuelle Beart nei panni della domestica che nasconde una femme fatale tanto francese.

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