domenica 3 gennaio 2010

Durian Durian ( Fruit Chan , 2000 )


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Le due anime della Cina moderna


Opera essenziale nella filmografia del regista HKese che dimostra con questo film tutta la sua sensibilità e il suo verismo, riuscendo a coniugare in un solo lavoro lo spirito della cinematografia di Hong Kong e quella della Cina, operazione tutt'altro che semplice, a maggior ragione se il risultato è degno di nota.
Yan e Fan, due vite così diverse all'apparenza , ma così drammaticamente simili nell'intimo: la prima giunge ad Hong Kong proveniente dal freddo nordest della Cina seguendo il percorso di tutti gli emigrati alla ricerca della fortuna; la cosmopolita e scintillante città cantonese avrà da offrirle solo il mercato della prostituzione; Fan invece è una ragazzina al seguito della famiglia, anche loro attratti dai possibili facili guadagni , proveniente dalla campagna cinese e stabilitasi nel quartiere di Mong Kok , il cui presente è fatto di piatti su piatti lavati nel vicolo dove abita e che è abitato dalla tipica umanità fatta di diseredati e di teppistelli, di prostitute e di clandestini. Anche il suo futuro vede la clandestinità come alternativa alla partenza da Hong Kong una volta scaduto il visto.
In quel vicolo,che Yan percorre decine di volte per recarsi presso i clienti, i loro occhi si incrociano e capiscono vicendevolmente che le loro esistenze sono molto simili : nascerà una fugace quanto bella amicizia tra le due.
Poi d'improvviso ci ritroviamo nella città natale di Yan,...
ritornata a casa ed accolta come una eroina dal parentato, ignaro della provenienza della sua fortuna economica. Il suo ritorno sarà l'occasione per valutare il passato, ricordare e decidere del proprio futuro.
Solo con l'arrivo di un inatteso regalo (un durian appunto) da parte di Fan , si intuisce che la recente esperienza di Hong Kong rimarrà solo un ricordo, proprio mentre iontorno a Yan si crea il vuoto: tutti partono a cercare fortuna.
L'enorme bravura di Chan nella regia consente a questo film di nutrirsi di due anime, di due modi di intendere la vita, di due scuole cinematografiche: da un lato la Hong Kong colorata, luminosa, chiassosa, dei ricchi e soprattutto dei poveri in cerca di ricchezza che poi il regista sublimerà in Hollywood Hong Kong aggiungendo una buona dose di surreale e grottesco; dall'altra la Cina della provincia, silenziosa, melanconica, quasi tetra, legata ad usi e costumi millenari e abitata da una umanità in cerca di ricchezza e riscatto.
Le tematiche legate al passaggio di Hong Kong alla madre Cina sono ben presenti, con tutto il corredo di dissesti e ansie che questo ha comportato, facendo esplodere in modo violentissimo la profonda contraddizione strisciante di un paese socialista follemente lanciato alla ricerca spasmodica della richezza e del benessere di stampo occidentale. Tutto è concesso pur di arricchirsi , salvo poi doversi confrontare con un presente e con una condizione che spesso non nobilita ma abbrutisce.
E' un film molto bello, sia dal punto di vista tecnico che da quello dei contenuti, che conferma la bravura di questo regista che, con una enorme dose di verismo (gli attori sono tutti non professionisti) e una sensibilità rara, è capace di mettere sullo schermo una umanità in precario equilibrio scossa da contraddizioni sociali e personali.

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