lunedì 11 gennaio 2010

Le biciclette di Pechino ( Wang Xiao-shuai , 2001 )


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Neorealismo cinese


Bell'esempio di cinematografia neorealista proveniente da quella fucina della celluloide che è divenuta ormai la Cina, Le biciclette di Pechino, oltre a citare in maniera sincera Ladri di biciclette, ne ripercorre il solco all'insegna di un realismo che neppure la finzione filmica riesce a scalfire minimamente.
Il film è un bell'affresco tinto di forza di rivalsa, di emancipazione sociale, di lotta per la sopravvivenza e per il riscatto.
Guei giunge dalla campagna a Pechino dove viene assunto come pony express in una società di consegne che gli assegna una fiammante bici in dote che diverrà sua dopo aver raggiunto un guadagno prefissato; Jian invece la bici non ce l'ha , aspetta da molto che il padre gliela compri nonostante a scuola sia studioso e senza di essa non possiede quello staus symbol che serve per fare colpo sulla ragazza che gli piace.
A Guei la bici viene rubata gettandolo nello sconforto di vedere in un colpo solo perdere il mezzo di locomozione e il lavoro; la stessa bici compare tra le mani di Jian che afferma di averla comprata usata , rubando i soldi al padre.
Il film prosegue quindi con lo scontro tra i due , affannati a conquistare per sè l'ambita bicicletta che passerà di mano svariate volte, nonostante i corpi abbarbicati su di essa ,fino ad un apparente accomodamento.

Il finale serva però momenti bui per entrambi ,dalla stessa parte della barricata questa volta, in un crescendo da autentico action movie, e lo sterminato fiume di biciclette che pullulano sui lunghi viali di Pechino chiude la storia in maniera agrodolce.
Ove si eccettuti una certa quale ripetitività di certe situazioni nella fase centrale , il film si lascia apprezzare per la sua attentissima descrizione della distanza che separa i cinesi della campagna da quelli delle metropoli, per le immagini di una Pechino ora fatta di vicoli di paese e di povertà, ora fitta di grattacieli e di lusso sfrenato che nasconde sotto il suo proverbiale e metifico smog gli aspri conflitti delle società in turbinosa trasformazione. Ma soprattutto il film è ricco di umanità , di momenti di vita, di drammi e di storie di tutti i giorni, in perfetto stile neorealista europeo del dopoguerra.
La bicicletta che diviene il simbolo di un paese che non è fatto solo di cosmopolite metropoli e di nuovi ricchi, ma soprattutto di larghe fasce di disperazione e disagio: chiaro che con tematiche simili il film possa aver avuto vita difficile con la dura censura cinese.
Sta di fatto che in Europa ha ricevuto grandissimi e giusti riconoscimenti, primo tra tutti il Gran Premio della giuria a Berlino e l'Orso d'argento per i due bravissimi ragazzi esordienti, a dimostrare che per fortuna ancora c'è qualcuno che riesce , con semplicità e con forza, a dar voce alle storie "vere", in un cinema sempre più dominato dalle assurde finzioni roboanti e massificate.

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