mercoledì 27 gennaio 2010

Le mele di Adamo ( Anders Thomas Jensen , 2005)

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Il bene, il male e la redenzione


Ivan , pastore protestante di campagna, si occupa del recupero di soggetti inviati ad una sorta di esilio in luogo della detenzione in carcere, Adam è un neonazista appena uscito di galera ed assegnato alle cure spirituali del pastore.
Due personalità che si incontrano e scontrano subito: l'uno totalmente votato al bene e all'altruismo, propugnatore convinto del "porgi l'altra guancia" , l'altro violento , brutale , arido , che ben presto lascia capire di che pasta è fatto sostituendo il crocifisso della sua stanza con una foto di Hitler; inevitabile il canglore dello scontro frontale in cui Adam dall'alto della sua straffottenza e del senso di sfida spezzante sceglie come obiettivo  per la redenzione una torta di mele da cucinare con i frutti raccolti dal grande albero che domina il prato davanti la chiesa. Abitanti della comunità sono anche un islamico rapinatore, un ex tennista ciccione alcolizzato e stupratore ed una donna incinta senza padre per il nascituro, alcolizzata anch'essa.
L'opera di recupero di Adam procede con risultati nulli, tanto è il fastido che prova verso il pastore, impersonificazione integralista del bene ad ogni costo al punto di negare e di rimuovere il male. In un drammatico scontro verbale Adam sputerà in faccia la sua verità al prete: "Dio ti odia, non è il diavolo che mette ostacoli" a spiegazione delle profonde ferite che hanno segnato fin dall'infanzia la vita di Ivan.
In un finale dai toni quasi fiabeschi  Adam e Ivan capiranno molto uno dell'altro e soprattutto di sè stessi , disegnando una parabola umanistica rivolta all'ottimismo e alla speranza.

Nonostante la frequente catalogazione come film commedia, il lavoro di Jensen è un profondo dramma dell'anima e della vita, colorato da spunti di humor nerissimo che possono trarre in inganno: il libero arbitrio e il senso della religiosità , la rinascita morale svincolata dalle situazioni storiche e sociali, la comprensione del male propedeutica alla ricerca del bene, il sottile e crescente neonazismo nell'Europa del nord, sono tutti aspetti che Jensen sviscera con grandissima lucidità, alternando momenti drammatici, scoppi di violenza inusitata e riflessioni ad alta voce, mostrando il percorso di redenzione di due uomini agli antipodi che vivono di valori estremi e quindi falsi.
Nascondere il male non serve, porgere sempre e comunque l'altra faccia neppure e con la forza e la dissacrazione che caretterizza gli autori scandinavi, il regista tratteggia in maniera penetrante il compenetrarsi delle pulsioni positive e negative che rendono vivo l'uomo: il risultato che ne deriva sembra essere visto con occhio ottimista da Jensen, seppur dopo un percorso irto di difficoltà.
Nobilita il film la straordinaria interpretazione di due magnifici attori: Ulrich Thomsen nel ruolo di Adam, racchiuso nella sua corazza di rudezza ma lucido nelle valutazioni e Mads Mikkelsen nella parte di Ivan che sa alternare benissimo atteggiamenti disincantati a momenti di profonda drammaticità.

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