giovedì 18 febbraio 2010

Gemini ( Shinya Tsukamoto , 1999 )

*****
Tsukamoto fuori dai suoi canoni

Uno Tsukamoto assolutamente irriconoscibile, almeno nella forma, quello che dirige questo thriller: svolgimento quasi canonico, abbandono del cyberpunk e dell'underground dei precedenti lavori, fascinoso ricorso ad un colore elegantissimo e ben maneggiato, tutte impronte stilistiche che finora il regista aveva rigorosamente evitato; anzi fa di più, ambienta il suo thriller ai primi del Novecento, facendo sfoggio di costumi ed ambienti quasi sofisticati.
Nulla toglie però, e questo è un ulteriore merito del regista, al prodotto finito, che se non possiede la dirompente e conturbante forza consueta, rimane pur sempre un film bello e girato magnificamente e che comunque tra le pieghe nasconde furtivamente tutta la capacità visiva di Tsukamoto.
In una bellissima casa immersa in un parco vive Yukio con la moglie Rin e i genitori di lui, annesso alla casa c'è l'ambulatorio dove il giovane svolge la professione medica; sembra un quadro perfetto, se non fosse che Rin sembra soffrire di amnesia legata ad un evento drammatico che le ha sterminato la famiglia e, in rapida successione, i genitori di lui muoiono in maniera a dir poco strana; il colpo definitivo sul tranquillo quadro familiare lo da un intruso dalle fattezze identiche a Yukio che scaraventa quest'ultimo in un pozzo e ne assume l'identità. Questo evento porterà a galla verità celate che si riveleranno di pari passo col crescere della tensione e che troveranno parziale soluzione in un finale che tende a ribaltare tante certezze e nel contempo a lasciare amari interrogativi.

Il topos dei gemelli separati alla nascita popola una notevole fetta del cinema di tutti i tempi e qui Tsukamoto lo tratta senza giudizi morali, ma solo descrivendo come due esistenze possano essere tanto diverse se soltanto le si calano in situazioni opposte e come possano tornare ad incrociarsi con effetti devastanti. Sembra più interessato all'aspetto sociale della vicenda e alla fusione e repulsione di identità che si mescolano producendo una omegeneizzazione letale , al punto che, per un breve momento, siamo quasi tentati di credere che i gemelli altro non siano che due personalità dello stesso soggetto. Nello scontro che ne deriva non ci saranno vincitori, solo sconfitti e anzi Yukio sembra quello che ne subisce i danni maggiori.
Il tema della colpa è strisciantemente presente: la colpa di Rin che stanca di aspettare il gemello di Yukio si sposa con quest'ultimo, dopo aver capito che non è lui, la colpa di Suketichi, il gemello, che non torna da Rin come promesso, la colpa di Yukio che viene meno alle sue prerogative di medico e quella immensa dei genitori che abbandonano Suketichi solo per causa di una strana voglia su una gamba. La colpa porta la vendetta o l'accettazione di essa , e comunque cambia i destini dei protagonisti.
La regia di Tsukamoto è bella , a tratti elegante e dimostra in maniera inconfutabile come questo ex piccolo artigiano della celluloide possegga del talento smisurato.

1 commento:

  1. L’ho visto quando era uscito (al festival di Venezia!), mi ricordo proprio quei colori così forti e accesi che ben si sposavano con l’atmosfera morbosa e il tema del doppio.

    Hai ragione, Tsukamoto è sempre un regista interessante (anche se personalmente non ho apprezzato più di tanto il recente “Nightmare detective”).

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