martedì 9 febbraio 2010

Spring subway ( Zhang Yibai , 2002 )

*****Tormenti d'amore in una Pechino "occidentale"

E' questo il film d'esordio dei Zhang Yibai, uno dei registi più validi ed innovativi della moderna cinematografia cinese, con fortunati trascorsi nella TV e nella pubblicità (e si vedono tutti).
La critica ha accolto con grandissimo favore l'esordio, gridando quasi al miracolo, così come non sono mancate le schiere di detrattori, che accusano il regista di portarsi dietro la sua impronta da videoclip.
Il film comunque è bello , seppur con qualche difetto e mostra come la tendenza di Zhang a leggere la realtà sotto varie spigolature sia una caratteristica ben dominante sin dal suo primo lavoro.
Jian Bin e Xiao Shui sono una giovane coppia che giunge a Pechino e che sette anni dopo si trova ad affrontare in maniera sommessa, silenziosa e dolorosa una crisi che appare da un lato incomprensibile e dall'altro senza via d'uscita. Lui viene anche licenziato e passerà il suo tempo a vagare per la metropolitana della megalopoli, senza avere il coraggio di informare la moglie dell'evento. Sotto ai suoi occhi passano storie di tutti i giorni di piccoli e grandi amori, di delusioni amorose, di dolori insanabili, lei invece arriva vicina al tradimento dettato da una sorta di ricerca vitale che sente come bisogno primario.
Intorno a loro ruotano altre storie, come detto, che fungono da satelliti e che fugacemente incrociano le loro orbite.
Il malessere derivato da una profonda incomunicabilità  e da un pudore emozionale tracciano il film tra frequenti salti fatti di frasi dette, parole non dette e solo pensate, domande senza risposta, discorsi solo immaginati o sognati, al punto che possiamo solo immaginare il vero significato di un finale aperto a molte soluzioni di interpetazione.
Sullo sfondo di questa storia si staglia una Pechino come mai avevamo visto: cosmopolita, moderna, quasi sfarzosa e ipertecnologica, una metropoli che si omologa a tante altre dell'occidente ricco e industrializzato , perdendo parte della sua identità ed assumendo nel contesto della storia un ruolo che genera malessere ed estraneazione, quasi a dimostrare che certo modo di intendere la vita e le relazioni, molto occidentale, può fungere da fulcro per crisi esistenziali violente.
E' una Pechino descritta con grande forza visiva, quasi uno spot pubblicitario per la capitale, forse anche troppo estremizzata , evocando una realtà che di fatto appartiene a pochissimi ed è questo uno dei difetti del film che indugia troppo su tale aspetto; nel contempo va detto che la regia è eccellente, i tempi sono giusti e anche i lunghi silenzi e la voce fuori campo sono ben inseriti in un ritmo che non è vorticoso, ma che non annoia mai.
Si è tentato anche un ardito paragone con Wong Kar Wai per descrivere la struttura del film di Zhang e la sua ricerca poetica: indubbiamente certe ambientazioni riconducono a Wong soprattutto per  il clima di pacata descrizione del tumulto dei sentimenti; al di là di questo, comunque, il regista mostra sin dall'inizo un talento descrittivo e una bravura ampiamente confermati nei lavori seguenti.
Brave le due star cinesi Geng Le nel ruolo di Jian Bin e Xu Jinglei in quello di  Xiao Shui , soprattutto nel dare un volto fresco ed intenso ai tormenti del cuore della giovane coppia.


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