lunedì 1 marzo 2010

Agora ( Alejandro Amenabar , 2009 )

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Un omaggio alla laicità del pensiero

E' una totale apologia della laicità della scienza e del penisero, contrapposta all'oscurantismo gretto e becero dell'intolleranza e dell'integralismo religioso, l'ultimo lavoro del talentuoso Alejandro Amenabar, affermatosi ormai come uno dei più bravi registi europei.
Di sicuro il film non avrà vita facile nelle sale italiane, se mai vi approderà, considerato il suo chiarissimo messaggio e la sua rigorosità storica.
Siamo nel IV secolo dc ad Alessandria in Egitto, città che all'epoca si ergeva  come una delle più  importanti dell'impero romano in lento declino, una città dove ferveva una vita culurale e scientifica tra le più produttive di tutto il mondo e che poteva vantare la più grande e magnificente biblioteca che il mondo abbia mai ricordato.
In questo clima , nell'impero ormai quasi totalmente cristianizzato da Costantino prima e da Teodosio poi, ci viene narrata la storia di Ipazia eminente filosofa e studiosa di astronomia e dei suoi allievi. L'ascesa inarrestabile dei cristiani modifica profondamente i modi di vita e crea turbolenze sociali che le autorità con difficoltà riescono a tenere a bada; in seguito ad una di queste periodiche sommosse , un editto dell'imperatore stabilisce che la biblioteca deve essere consegnata ai Cristiani, in cambio della salvezza per i pagani che vi serano asserragliati dentro in difesa. Lo scempio sarà completo: poco sarà messo in salvo da Ipazia prima che la biblioteca venga devastata; i non cristiani saranno costretti alla fuga (quando non trucidati) e la città verrà dominata ,di fatto, da bande di predicatori invasati. Ritroviamo qualche anno dopo gli allievi di Ipazia nei ruoli chiave del potere: Oreste è prefetto, Sinesio è vescovo di Cirene mentre ad Alessandria il vescovo Cirillo spadroneggia, imponendo usi e costumi e muovendo orde di beceri predicatori in violenze e scempi; basandosi su le sacre scritture, che impongono alla donna la sottomissione (alla faccia dei critici dell'Islam...), scatena la sue truppe di invasati contro Ipazia, rea di essere rimasta laicamente atea nonchè figura di riferimento per il suo ex allievo ora prefetto della città.
La fine della donna sarà drammatica , da autentica martire della laicità e della scienza, contrapposta al titolo di coda in cui veniamo a sapere che Cirillo sarà santificato e dichiarato dottore della chiesa.
L'impianto del film è quello di un kolossal con scenografie mastodontiche e ricostruzioni mirabolanti, ma il senso va ben oltre il puro intarttenimento storiografico; anche le storie private che solcano la pellicola, tra cui l'amore platonico tra Oreste ed Ipazia, sono funzionali al tema di fondo: la scienza ed il sapere non possono essere sottomesse ad alcun vincolo culturale o religioso e chi cerca di  soffocarle si macchia del reato più grave. L'uomo potrà zittire e devastare , ma mai potrà impedire il moto perpetuto che anima i pianeti e le immagini della terra viste da distanza sono il compendio a questo postulato.
La figura di Ipazia si staglia per la sua ossessiva ricerca delle verità scientifiche, a dispetto della turbolenza che agita la città, e la sua tenacia a voler rivendicare la supremazia del sapere la porta all'inevitabile tracollo per mano della bieca intolleranza. Il film vive tutto su questa contrapposizione dicotomica tra pensiero e tenebre, scienza e integralismo, Uomo e Dio e quando l'intolleranza spazza via l'intelletto , la catastrofe è inevitabile.
Amenabar mostra un grande coraggio nonchè una limpidissima onestà intellettuale nello spogliare i cristiani di quell'aura agiografica che li ha sempre dipinti come santi barbuti, pronti ad offrire l'altra guancia ed intenti nella preghiera, offrendo di loro il vero volto, accertato storicamente, fatto di violenza, sopraffazione, intolleranza e grettezza capace di ridurre un fulcro del mondo antico come Alessandria a pascolo per le greggi sotto la guida di personaggi di cui la Chiesa moderna dovrebbe francamente vergognarsi di annoverare tra i suo dottori.
Questa lettura puramente storica degli eventi , liberata da suggestioni e revisioni religiose è senz'altro l'aspetto più valido del film: qualcuno avrà da critricare ferocemente la scelta di Amenabar che, dal punto di vista fideistico, lo pone dalla parte dei pagani, dimenticando come il regista spagnolo ponga sempre le gesta umane all'apice della sua filosofia filmica, ed è un dato di fatto che tolleranza e rispetto per l'uomo non albergavano certo nella chiesa dei primi secoli ( e per molto tempo ancora dopo...)

6 commenti:

  1. quando qualcuno grida "dio è con noi", che rimanda anche a "gott mit uns" di Montaldo, ecco, quella è gente chè provoca danni enormi.
    un effetto il film l'ha avuto, il 5% dell'irpef lo darò all'uaar!
    una cosa, tra le tantissime, che ho apprezzato, è che un altro avrebbe fatto vedere il corpo di Ipazia dilaniato e le carni offese, Amenabar no, non ne ha bisogno. lui fa cinema, non autopsie.

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  2. Son d'accordo Ismaele, non c'è eccesso nella lettura dei fatti da parte di Amenabar (che poi è la lettura storica "vera"): l'equilibrio è senz'altro uno degli aspetti più belli del film.

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  3. Che la lettura storica di AMenabar sia "vera" o addirittura "rigorosa" (ho letto un tuo commento su un blog) è un fatto del tutto opinabile e inappropriato.
    Scusa se mi permetto, ma dovreti dare un' occhiata alle fonti, alla storiografia, prima di fare un' affermazione del genere.
    Non so tu che tipo di studi abbia fatto, sarai anche in gamba, figuriamoci, ma ti assicuro che in questo caso non sai quello che dici.

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  4. Mah , cosa rispondere ad un post del genere? Pensi veramente che mi metta a discutere con te che usi questi toni?
    Chiaro esempio di ricerca di flame ,persino nei blog, ormai attività abusata e abbastanza stucchevole della rete.
    Grazie comunque per il tuo illuminante contributo alla discussione sul film.

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  5. Mah, francamente non capisco il tono della tua risposta.
    Di questo film ho già ampiamente discusso in altre circostanze, non mi sembrava il caso di sproloquiare anche qui.
    Ti ho solo suggerito di consultare le fonti; se non si può dire una cosa del genere io non so quale tipo di dialogo ti aspetti con chi ha un' opinione evidentemente diversa dalla tua.
    Io non sono troppo dentro a certe cose, non ho capito neanche a cosa ti riferisca con l' espressione "ricerca di flame" (e di certe situazioni ne faccio volentieri a meno).
    Sono certa di non avere offeso.
    Proprio non capisco una reazione così piccata.
    "Parlare" vuol dire prendersi una responsabilità, accettare la prima reazione dell' Altro (e magari trarne giovamento).
    Le tesi migliori son quelle che reagiscono alle antitesi. Anche per se stessi.
    P.S.
    Io, al contrario, detesto l' atteggiamento di buonismo che c'è in giro nei blog.
    Complimentini, considerazioni generiche, magari neanche hanno letto bene quello che hai scritto...Tu mi dici che ti piace tanto questa cosa, io ti dico che anche la tua è molto bella etc. etc.
    E' patetico (e non serve a nessuno).
    Ti lascio al tuo perfetto gusto tutto patina e carinerie, stilr roman d' amour.
    P.S.
    "Il dissenso è la forza più violenta e più sottile del mondo".

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  6. l'inizio mi è parso ottimo. mi è piaciuta in particolar modo la ricostruzione minuziosa dell'ambiente, degli usi e costumi dell'epoca (addirittura il serapeo!). buona l'idea di dare spazio ai parabolani e ai loro intenti benefici (dà una idea di imparzialità e li rende più a tutto tondo). ma verso la fine l'impianto da kolossal ha un po' tarpato le ali alla vivacità del film. disdicevole la parte dove ipazia morente guarda l'oculo del soffitto pensando alle ellissi celesti. dai! già visto! no!
    in generale l'impianto era patinato e parecchio edulcorato. anche la parte sulla barca... mi rendo conto che sia utile a livello teorico ma spezza troppo. gli preferisco ancora il didattico e rosselliniano galileo della cavani ispirato al testo di Brecht. il fine non è intrattenere ma educare. troppo di cassetta.

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