domenica 21 marzo 2010

Funeral parade of roses ( Toshio Matsumoto , 1969)

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Arte figurativa innovativa

Sono passati 37 anni prima cha anche in Italia venisse proiettato questo film straordinario, opera di uno dei registi (e non solo) più innovativi giapponesi.
La storia, autentico caleidoscopio multiforme di immagini, è ambientata nella Tokyo dei travestiti e dei gay  del 1968, una città fatta di locali, di traffici di droga, di giovani contestatori  armati di fantasia e utopia, un clima sessantottesco europeo quasi, girata in un bianco e nero molto "francese" a forti tinte psichedeliche che anticipano la cultura underground. Protagonista un travestito di nome Eddie (autentico travestito come tutti quelli che compaiono nel film) in perenne ricerca di una identità celata dietro trucco appariscente, ciglia finte e vestitini audaci, un vita sempre in bilico, minata nei rapporti familiari e in quelli lavorativi dove l'invida e la competizione regnano sovrane.
L'esistenza di Eddie e del suo mondo vengono narrate a frammenti, quasi dei flash, che , soprattutto all'inizio, non rendono la lettura del film facile, fino a quando tutti i tasselli del puzzle trovano posto e si concludono in un finale volutamente iperbolico ed eccessivo.

Ma nella storia a sfondo trasgressivo ambientata nel mondo dei gay si inseriscono altri quadri più o meno grandi presentati con una forza sperimentatrice dal regista: suoni, luci, fotografie e immagini di grandissima suggestione fanno da sfondo sovrapponendosi a quelle che sono a tutti gli effetti le progenitrici delle drag queen, viste nella loro fragilità sentimentale, nella genesi della loro mutazione e nei loro drammi ancestrali.
Tutto il film sembra un lavoro di pura sperimentazione, con inserti del backstage, interviste agli attori, tecniche di riprese assolutamente all'avanguardia che donano un surrealismo che affascina e incuriosisce.
Un film insomma che ipnotizza e rapisce per la sua grande forza innovativa, in cui Matsumoto non solo si fa cantore di un mondo che all'epoca era praticamente solo clandestino, ma lo fa con una mescolanza di stili tale che il lavoro risulta di una originalità e al contempo di una complessità sorprendenti.
La grande forza innovativa culturale che prorompe da questa opera meriterebbe di essere assaporata anche al di fuori dei festival e dei cineclub per culturi ove finora è rimasta relegata, essendo ritenuta di difficile lettura, quando invece si è di fronte a vera e propria arte figurativa.

2 commenti:

  1. Un film straordinario! L'ho visto una volta sola (era passato su "Fuori Orario") ma ricordo che mi fece una grande impressione per il linguaggio e la forza visiva e comunicativa.

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  2. E' veramente un film che possiede una forza di impatto straordinaria e che , pur non essendo un lavoro di facile lettura, è un vero peccato che sia così poco conosciuto.

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