sabato 6 marzo 2010

Himalaya, where the wind dwells ( Jeon Soo-il , 2009 )

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La natura che respinge

In uno scenario che per larghi tratti rimanda più ad un documentario naturalistico, si svolge il viaggio di Choi, temporaneamente senza lavoro in attesa di trasferimento, che si reca in Nepal per riconsegnare ai familiari le ceneri di un dipendente del fratello morto in Corea.
Non è un viaggio di piacere e neppure un viaggio per ritrovare qualcosa di perso, è semplicemente un immergere se stesso in quanto di più inospitale e arcigno esista. L'Himalaya troneggia sul piccolo villaggio dove Choi giunge dopo un viaggio che sembra un calvario, la natura è ostile, dura, di quelle che respinge e per niente ospitale, il vento soffia perenne e porta con se il karma fino in fondo alla valle. Gli abitanti del villaggio mostrano la loro austera ospitalità, unico sollievo per l'uomo della città ,soverchiato in ogni momento da uno spazio che opprime  con glaciale freddezza senza possibilità di interazione.
Choi non avrà neppure il coraggio di consegnare l'urna cineraria ai familiari del defunto, ogni cosa gioca contro la possibilità che il suo stato d'animo possa trovare giovamento. Non sappiamo quali siano gli eventi che hanno reso l'uomo così tormentato, vediamo solo che la sua permanenza altro non è che uno scontrarsi con un ambiente tanto bello quanto inospitale e soverchiante, che in alcun modo gli giova: ripartirà nello stesso modo con cui era arrivato; se cercava qualcosa dentro sè non lo ha trovato, se sperava di placare il suo animo ha fallito.

La quasi totale mancanza di dialoghi, oltre a rendere il film di un ermetismo estremo, aiuta efficacemente nel mostrare una incomunicabilità rotta solo da piccoli impulsi ; la regia secca e molto essenziale non si perde in superfluo e anche le splendide immagini della montagna e delle vallate concorrono nel delineare un ambiente ostico per il protagonista. Molto ben disegnata la vita rurale vissuta alla falde del gigante da una popolazione che ha imparato a conoscere tutto della montagna, del vento e del cielo.
Un film etereo in cui la natura mostra il suo lato dominate e la sua capacità di saper respingere chi non trova la sintonia con essa: Choi è un corpo assolutamente estraneo verso cui non si riesce neppure a provare quell'empatia che i protagonisti  attirano, tanto grande risulta essere il suo annientamento piscologico e la sua apatia.
Nonostante i rtimi pacatissimi e riflessivi, il film si fa vedere con interesse, una volta compreso che è percorso da tematiche intangibili, aiutato, come detto, da una regia bella e da immagini , che spogliate dai loro significati filmici, risultano essere straordinarie.
Ritorna con questo film sugli schermi Choi Min-sik dopo una lunga assenza, e il protagonista indimenticabile di Old Boy mostra ancora la sua bravura nell'interpretare Choi, soprattutto nei suoi silenzi e nei suoi sguardi.

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