martedì 2 marzo 2010

Kagemusha, l'ombra del guerriero ( Akira Kurosawa , 1980)

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Rivisitazioni cinematografiche
Film epico e l'occhio di Kurosawa che scruta l'uomo

E' senz'altro il più maestoso tra i film di Kurosawa, tanto da potersi definire un kolossal epico, in cui l'omaggio del Maestro alla storia medievale del Giappone si fonde, in un connubio splendido, con le riflessioni sull'uomo e la sua natura. Questa è una straordinaria dote che aveva Kurosawa, il sapere fondere la grande ampiezza degli eventi storici con l'intimismo e la meditazione che sono proprie dell'analisi e della descrizione dei drammi umani.
La morte del Principe Shingen, feudatario potentissimo e temutissimo rischia di scatenare una guerra senza confine, motivo per cui , e dietro disposizione del signore stesso quando era in vita, i dignitari di corte decidono di nasconderne il trapasso e di sostituire il principe con un sosia, ladruncolo da quattro soldi, salvatosi dalla morte solo per la sua incredibile somiglianza col potente feudatario.
Guidato ed addestrato, l'uomo ombra svolge il suo ruolo positivamente , fino a immedesimarsi nella figura di Shingen, ma quando l'inganno è scoperto per lui non resterà altro che tornare nei bassifondi da cui proviene. In un sussulto di dignità personale assiste dapprima alla battaglia in cui le truppe di Shingen ora guidate dal figlio vengono sbaragliate ed infine trova la morte nella sua folle corse verso l'accampamanto nemico, gesto eroico di riappropriazione della sua identità.
Prendendo a pretesto fatti storici realmente accaduti nel 500 giapponese, Kurosawa inventa un film di grandissima suggestione, dominato da scene di battaglia splendide e con ricostruzioni suntuose, ma al cui interno racconta e mostra le pieghe della natura umana: la follia della guerra, l'arroganza e la violenza del potere, la politica come trame e mistificazioni, l'assoluta precarietà della condizione umana e la ricerca di una identità persa nell'ombra. Il brigante divenuto principe somiglia tanto a quelle figure teatrali che con un sol cambio  di maschera possono assumere ruoli e identità diverse: è la natura umana sempre in bilico tre essere ed apparire.
Nelle quasi tre ore del film i momenti che abbagliano per splendore sono molti, primo tra tutti la battaglia notturna sotto gli occhi increduli dell'uomo ombra, lui accusato di essere un assassino che aveva  rigettato sui signori della guerra l'accusa. Il finale con la distesa infinita di uomini e cavalli morti o moribondi suona come una denuncia dell'assurdità delle guerre e la caducità delle sorti umane e l'atto finale del brigante tornato tale, chiude il cerchio in modo grandioso e drammatico, restituendo, ad un uomo divenuto ombra, la sua dignità.

2 commenti:

  1. Non saprei dire se sia più maestoso questo o "Ran", ma sicuramente è uno dei suoi film più belli e memorabili, e personalmente il mio preferito insieme a "Rashomon". Il finale, come dici tu, è incredibilmente potente e significativo.

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  2. La cosa straordinaria sta nel fatto che alla maestosità della messa in scena, corrisponde una grandezza dei sentimenti che emergono dal mondo umano che stupisce e lascia a bocca aperta. Anche io credo che Rashomon sia il punto più alto della poetica di Kurosawa e riesce a essere maestoso pur con una sobrietà che somiglia più a quella di un teatro.

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