mercoledì 3 marzo 2010

Lanterne rosse ( Zhang Yimou , 1991 )

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Rivisitazioni cinematografiche
La ribellione alla meschinità


E' questo il film che imposto nel mondo intero Zhang Yimou come uno dei registi più apprezzati e che a iniziato a squarciare il velo che nascondeva larghissima parte della cinematografia cinese. Indubbiamente contribuì non poco il premio ricevuto a Venezia e il fatto che il film fosse prodotto con capitali stranieri, cosa che a sua volta ne ostacolò la distribuzione in Cina.
Tutta la vicenda si svolge nei primi anni del 1900, in una magnifico palazzo signorile, in cui vive Chen, signorotto locale, e le sue concubine, rigidamente e militarescamente relegate in appartamenti singoli annessi alla grande dimora.
L'ultima delle concubine è Songlian ,diciannove anni, costretta a lasciare gli studi dalla madre che la indirizza verso il benessere. La ragazza mostra subito insofferenza al clima che si respira nel palazzo e alle sue rigide regole cerimoniali; inoltre il suo rapporto con le altre concubine, assuefatte alle tradizioni e alle regole della casa, si dimostra subito problematico.
Tenta , forzando sè stessa, a fare suoi comportamenti consoni al caso, fatti di meschinità ed inganno, ma ciò la porterà solo a causare danni irreparabili che peseranno come il macigno del rimorso. A nulla serve la sua battaglia di dignità, per prima con sè stessa, e il suo destino sarà un vagare folle nel cortile della sua abitazione, mentre la tradizione si perpetua con l'arrivo di una nuova concubina.

La grande capacità visiva di Zhang riesce nel non facile compito di donare al film una ampiezza di respiro, nonostante la sua apparente claustrofoiba racchiusa nelle mura del palazzo: ogni ambiente si dilata, ogni terrazzo appare immenso quasi a voler cogliere il travaglio e il dramma che Songlian sente crescere dentro sè.
A ciò aggiungiamo la proverbiale ,sfavillante eleganza stilistica del regista, questa volta assolutamente priva di ridondanza come invece si avrà in qualche lavoro successivo, ed abbiamo un risultato che dal punto di vista formale è splendido.
La figura di Songlian, tragicamente grande, offre una lettura sulla protervia del potere, quello esercitato sulla persona,intimamente, quello che annulla e annienta, a meno che non si scenda a patti con esso, ricorrendo al sotterfugio, al complotto, alla meschinità e alla malvagità. Una lettura che porta in moltissime direzioni più o meno estese e universali, ma che qui ha anche un suo valore intimo, che si rivolge al singolo, all'illusione del benessere dorato racchiuso in una gabbia.
Ma soprattutto è un grande film al femminile, altrimenti non vediamo proprio come il regista possa avere deciso di non inquadrare mai in faccia il signorotto: una storia in cui l'universo femminile è ben delineato a tutti i livelli, sia esso proprio della concubina o della serva, in cui ognuna cerca la via d'uscita dalla gabbia con le scorciatoie più varie, siano esse la ribellione o l'imbroglio; solo Songlian, cercandolo con la dignità, ne uscirà sconfitta doppiamente: per se stessa e per la altre cui causerà tragedie. L'immagine del servo che posa la lanterna davanti alla casa in cui il padrone ha deciso di albergare per quella sera, con le concubine che attendono sulla soglia è senz'altro la più emblematicamente tragica di questa condizione.
Ed è infine questo il film che ha imposto al mondo intero la bellezza e la bravura di Gong Li (all'epoca ventiseienne) che costruisce un personaggio tenero e tragicamente grandioso come pochi se ne sono visti nel Cinema.

4 commenti:

  1. Ma soprattutto è un grande film al femminile, altrimenti non vediamo proprio come il regista possa avere deciso di non inquadrare mai in faccia il signorotto: io ho pensato che non abbia mai inquadrato il tizio perchè voleva dare alla sua figura una valenza universale cioè questo uomo E' tutti gli uomini. cmq è un fiulm discreto ma nulla di più. certo non al confronto dei grandi maestri nipponici. ma poi non era prorpio lui ad aver diretto l'apertura dei giochi olimpici a pechino. quindi non era poi così critico verso il sistema visto che pochi anni dopo, e un po' di potere, è tornato all'ovile....

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  2. Beh i giochi di Pechino arrivano quasi vent'anni dopo e da allora di acqua ne è passata: talmente tanta che financo i difensori dell'anticomunismo ad oltranza ed esponenti delle economie di mercato più convinti fanno affari con la Cina moderna,facendo finta di nulla.

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  3. L'ho visto oggi pomeriggio, un bel film ma non mi ha colpito come i film di Kar-Wai.
    Posso chiederti una curiosità, come fai a trovare tanti titoli orientali ? Al cinema arrivano pochi film, su Sky e affini ne passano pochi... Mi piacerebbe seguire maggiormente i tuoi consigli, ma non so dove trovarli !

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  4. Zhang Yimou rispetto a Wong è più votato al cinema epico, , i suoi lavori sono di respiro più ampio e meno intimistico e anche io in linea di massimo preferisco il maestro Hkese, però questo lavoro è sicuramente tra i più belli del Cinema orientale.
    Riguardo al reperimento, magari scrivimi alla mail erinbody at gmail.com e ne parliamo ;)

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