domenica 21 marzo 2010

Madre e figlio ( Alexandr Sokurov , 1997 )

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L'amore assoluto tra madre e figlio

Una vecchia casa in disarmo nella campagna, in un luogo e un tempo imprecisato: solo una madre morente ed un figlio che la accudisce con passione, i prati sferzati dal vento, rari alberi che si slanciano verso il cielo, nessun segno di vita se non una lontana locomotiva a vapore che passa. I due come animali simbionti vivono in quasi perenne contatto fisico: il figlio porta la madre in braccio tra l'erba, su una panchina, sotto un albero; gesti quotidiani, ma dolorosi che emanano un senso di epica tragicità: il ragazzo che come Enea si carica addosso la madre malata, l'attesa per la morte che arriverà nonostante gli esorcismi dettati dall'amore e dall'affetto , una attesa fatta di dolore immane, di silenzi , di immagini deformate , di una farfalla posata sulla mano.
Sono 70 minuti di pellicola che commuovono, che racchiudono un nucleo di tragicità che solo la cultura russa sa esprimere con tanta grandezza ed emozione: sembrano due eroi madre e figlio, quegli eroi che possiedono l'infinita forza di toccare il cuore. Il rimorso dell'una e il dolore dell'altro non trovano tregua in nessun momento, neppure quando il sibilo lontano della locomotiva regala al ragazzo una lontanissima via di fuga; il rifugio sarà un largo tronco a cui si appoggia l'uomo e piange , singhiozza, certo dell'imminente arrivo della morte.
La grandissima regia di Sokurov permette allo struggente racconto di conservare sempre, nessun momento escluso, una forza impressionante, grazie ad una ambiente circostante perennemente sfumato nei colori e nelle forme, alla descrizione di ogni singolo gesto permeato di tenerezza e di amore doloroso senza offrirci alcun appiglio retorico e soprattutto grazie all'affresco di un legame fortissimo, sacro, addirittura cripto incestuoso per qualcuno, di cui madre e figlio vivono e si nutrono, unico elemento vitale che li alimenta.
Raramente abbiamo visto un film così intenso, così drammaticamente silenzioso e cosi commovente, un tumulto di sentimenti che sovrasta e opprime, forte del suo silenzio e dei suoi piccoli gesti.
Sokurov è riuscito con questo breve film in una opera titanica: descrivere con semplicità e con altissima poesia il rapporto madre-figlio che va oltre il sentimento e che travalica nella quintessenza dell'amore assoluto, un rapporto in cui sembra che il cordone ombelicale non sia mai stato reciso.

2 commenti:

  1. Un'opera veramente struggente, uno dei migliori Sokurov che ho avuto occasione di vedere. Ne hai tratto un'ottima analisi che rispecchia molto da vicino anche quella scritta da me. Invitandoti dalle mie parti, mi aggiungo a con piacere ai tuoi lettori :)

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  2. Grazie della visita :) Effettivamente quando si parla di Sokurov è veramente difficile dire quale lavoro sia più bello, avendo sempre diretto film stupendi; questo effettivamente è tra quelli che rimangono più dentro e colpiscono di più.
    Verrò a trovarti sicuramente.

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