lunedì 8 marzo 2010

Revanche - Ti ucciderò ( Gotz Spielmann , 2008)

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Vendetta e colpa

Per prima cosa occorrerebbe rimuovere l'osceno sottotitolo italiano dato al film per prepararsi alla visione in maniera neutra, come richiedono le tematiche affrontate, perchè se di riflessione effettivamente sul senso della vendetta si tratta, quel sottotitolo da horror di quart'ordine c'entra veramente poco.
Alex lavora come autista tuttofare di un proprietario di bordelli a Vienna, è appena uscito di galera e cerca nell'amore , corrisposto, della prostituta più ricercata del bordello una nuova vita. La ragazza è una ucraina clandestina, si droga , ma d'accordo con Alex decide di dare un taglio alla squallida vita; il denaro occorrente lo troveranno con una rapina che lui pianifica ma che per un contrattempo si complica con la morte della ragazza, semplice spettatrice dell'atto criminoso.
Alex troverà rifiugio, macerato dal dolore, presso la fattoria dell'anziano nonno, i cui vicini di casa sono il poliziotto che ha ucciso la ragazza e sua moglie, tutti ignari di questa coincidenza.
Man mano che le verità vengono a galla si avvicina la vendetta che da il titolo al film, ma questa non sarà necessariamente portata da un colpo di pistola.
Con una regia austera che non può non richiamare al migliore Haneke, soprattutto nella costruzione di un ambiente quasi asettico, Spielmann dirige un film bellissimo e coinvolgente , in cui vediamo da una parte un uomo la cui angoscia e desiderio di vendetta crescono lentamente ma inesorabilmente come la catasta di legna che taglia in continuazione, dall'altra un altro uomo corroso dal senso di colpa per quel proiettile finito al bersaglio; in mezzo ai due si pone la moglie del poliziotto che qualcosa da farsi perdonare ha anche lei, essendosi offerta neppure tanto celatamente ad Alex ( e da cui , sospettiamo, rimane ingravidata ponendo fine al suo tormento per la mancata maternità).

Quando i due uomini ,schiavi dei rispettivi tormenti , si scambieranno sottilmente le loro ossessioni, la vendetta non avrà più il colore di una pistola, che finirà in fondo al lago, ma quello ancora più lacerante del dubbio e della complicità che esploderà nel colloquio finale tra Alex e la donna.
I destini di tutti ora sono legati, siano essi la vita nuova, la vendetta o la colpa.
A poco servono le frequenti allusioni religiose a mitigare un clima plumbeo e pesantissimo che cresce col correre del film, che se inizia come un noir metropolitano, termina come un esercizio di profonda introspezione sulle scelte dell'uomo e sui suoi destini, sulla moralità della vendetta e sull'inevitabilità del rimorso.
Il film gode di una ambientazione rurale molto efficace, soprattutto nel dare voce ai lunghi silenzi, che ben si fonde con la studio interiore dei personaggi, tra i quali spicca Johannes Krisch nel ruolo di Alex, bravissimo nel mostrare il dolore e il tormento di un uomo che cercava una nuova vita e che si ritrova schiavo del suo anelito di vendetta.

2 commenti:

  1. Un film veramente molto interessante anche grazie allo stile registico di Spielmann che con l'espediente delle inquadrature fisse e dei personaggi che entrano ed escono dall'inquadratura immersi in quegli ambienti così significativi, mi ha davvero trasmesso moltissimo.

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  2. L'austerità stilistica e il rigore della regia sono senz'altro l'aspetto più valido del film, così come il percorso emozionale interiore dei due protagonisti e delle loro ossessioni. A mio avviso uno dei più bei film visti di recente.

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