venerdì 19 marzo 2010

Shutter Island ( Martin Scorsese , 2010 )

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L'isola degli incubi che tornano a galla

L'isola- manicomio che appare fendendo le brume , immersa in un mare livido e gonfio, offre l'immagine d'apertura di Shutter Island, chiarendo subito quale sarà l'ambientazione ed il clima che si respira nel film.
I due agenti federali Teddy e Chuck sono stati inviati lì per indagare sulla scomparsa di una paziente plurinfanticida: quello che sembra a prima vista un normale lavoro investigativo, si tramuta presto in una vertiginosa discese agli inferi, in cui gli indizi raccolti sembrano indirizzare le cose in un certo modo , salvo poi iniziare ad intuire che le cose non stanno come sembrano, affiorando qui e là incubi ed ossessioni. Per lo sceriffo Teddy sarà un lungo viaggio all'interno del suo "Io" dilaniato dai ricordi della moglie morta in circostanza tragiche e da immagini che provengono dal suo passato bellico di liberatore ed esploratore dei campi di sterminio nazisti.
La sua ossessione è tanta che crede di essere capitato in una sorta di laboratorio folle in cui reminiscenze recenti naziste vengono manipolate da psichiatri senza scrupoli.
La discesa agli inferi di Teddy sembra non trovare fine, al punto che allucinazioni psicotiche e realtà si fondono in un cocktail visivo che rende tutto tremendamente difficle da leggere.
La serie di inevitabili, piccoli e grandi , colpi di scena, per lo più prevedibili , quando non proprio telefonati, portano ad un finale amaro, in cui le ultime parole di Teddy e l'immagine del faro suonano con lo stesso sinistro rumore di una pietra tombale posta a ricoprire la fossa.

Se Scorsese voleva creare un thriller, buio e angosciante, diciamo che non ci è riuscito, troppo prevedibili sono gli sviluppi, che si intuiscono già dopo poche scene; se invece, come crediamo, la trama narrativa è solo un pretesto per interrogarsi sulla natura malvagia dell'uomo , sulla diversità e sui margini di redenzione, allora il film assume sicuramente i connotati migliori.
La regia è naturalmente sapientissima, e non poteva essere altrimenti, lo sviluppo del film in alcuni tratti è un po' incerto, ma la forza visiva dei flashback di Teddy e delle sue allucinazioni presenti , sono autentici quadri d'autore che bucano lo schermo con grandissima prepotenza. Il miscelare questi due spazi temporali e questi due universi complementari da al film un qualcosa di tragicamente angosciante: basti pensare alla bellissima scena di Taddy a Dachau e dello sterminio dei soldati tedeschi o le frequenti apparizioni della moglie fra rivoli di sangue eccessivamente vermiglio o ancora l'allucinata incursione nei sotteranei del manicomio alla luce di un solo fiammifero dalla fiamma tremolante.
Un grande film di immagini insomma, in cui Scorsese indaga la follia dell'uomo, il suo rimanere sospeso tra realtà e incubo e la possibilità di cancellare il passato propedeutica per l'uscita dal baratro.
Inteso in questo senso il film ha un suo indubbio valore, pur con qualche incertezza che spesso genera confusione, e trasmette un certo senso di inquietudine, anche grazie all'indubbio valore ansiogeno di tutto l'edificio che funge da teatro della storia.
Di Caprio e Kingsley (Teddy il primo, lo psichiatra che dirige il manicomio il secondo) danno il meglio di sè nei rispettivi ruoli e contribuiscono in maniere pesante alla riuscita del film.
Non sarà certamente un grande thriller, motivo per cui larga parte della critica lo ha stroncato e neppure un film di alto valore innovativo, situazioni in effetti già viste molte volte, ma la mano di Scorsese c'è e si vede e il valore antropologico ed etico del film, vera finalità dell'opera, è assolutamente di altissimo livello.

2 commenti:

  1. vero, un film d'immagini. eppure anche la trama, per quanto non imprevedibile, l'ho trovata ben strutturata, proprio in virtù di un'ottima fusione col visivo. uno scorsese che mi ha colpito, e che mi ritorna alla mente abbastanza spesso.

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  2. Forse è un film che all'inizio spiazza un po' (e alla fine è il suo pregio) , ma ripensandoci dopo qualche giorno senz'altro ha il suo valore.

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