mercoledì 10 marzo 2010

Vive l'amour ( Tsai Ming-liang , 1994 )

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Rivisitazioni cinematografiche
Il mondo privo di rapporti umani


Mai ri-visione di un film fu così provvidenziale, perchè a prima vista, anni addietro, lasciò non poco amaro in bocca, che poi è il risultato al quale ambisce il regista, e quindi una seconda visone libera dallo sforzo di cercare di assimilare ogni immagine, restituisce a questo lavoro la sua giusta dimensione di grandezza che merita.
Rimane un Cinema difficile, ostico, quasi antitetico quello di Tsai, ma il fortissimo impatto delle immagini e dei personaggi che racconta ha un altrettanto grande potere ipnotico.
Tre vite sciatte, marginali ed "estreme" racchiuse in una casa in vendita, rifiugio di tre anime perse e votate alla solitudine devastante, si sfiorano , si attraggono , si compenetrano e fuggono via come atomi opposti che giunti al punto di fondersi, rimbalzano via con una forza distruttrice che lascia privi di parola.
L'amore del titolo è falsamente fuorviante, nulla di amorevole lega i tre , salvo forse un appena accennato bacio omosessuale, che forse è l'unico momento in cui il sentimento affiora timidamente.
Sono altre le immagini che impregano lo schermo: solitudine e assoluta incomunicabilità , persino corporea ,che viene volutamente eclissata dal regista, lasciandoci solo mugolii che sembrano di piacere , ma che in effetti sono solo grida di dolore.

Al solito Tsai si appropria dello spazio e lo plasma , senza artefatti, mostrando infiniti piani-sequenza che si contorcono su stessi fino a tornare all'origine, come nell'ultima desolante e agghiacciante scena che chiude il film. Spazi che sembrano ancora più vuoti laddove si muovono gli attori, portatori solo di un assoluto vuoto interiore, espresso non da parole (che come sempre sono pochissime) , ma da gesti e sguardi.
La mano del regista è praticamente invisibile, sembra quasi di assistere a filmati semi-amatoriali senza filtri o tagli, che tendono a sublimare una quotidianità priva di ogni tipo di forza vitale.
Il pianto dirotto di Mei , scena aborrita da molti, che suggella il film in un finale pesantissimo ed angosciante, rimane uno dei momenti più emblematici del cinema di Tsai, un tenero e lacerante urlo, stavolta vitale, che vuole spazzare via una realtà irrazionale, il cui senso tutti fuggono e che getta sullo schermo l'immagine di un mondo in cui i rapporti umani sono giunti al mesto capolinea.

5 commenti:

  1. ciao missile. tsai ming liang è uno dei miei registi preferiti, una passione che dura da tanto, e fa sempre piacere leggerne bene. vero, il suo cinema non è "comodo", ma, credo, neanche difficile, trasmettendo sensazioni immediate. guardare un film di tsai è già entrare nel suo cinema, ed è guardare anche dentro di sé. spero questa re-visione di vive l'amour ti abbia messo voglia di recuperare anche altro: non te ne pentiresti.
    un saluto, a presto.

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  2. Grazie della visita iosif :) Tsai è un regista di cui ho visto diversi film , alcuni anni addietro e che mi sono ripromesso di rivisitare prima di scrivere qualcosa. Vero che hanno un impatto istantaneo, però forse se ne apprezza meglio il senso anche rivedendoli.

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  3. non c'è dubbio. ho letto anche il tuo commento su dragon inn, altro film bellissimo.

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  4. Già siamo proprio in pochi, ma ottimi direi, ad apprezzare questo cinema così forte e personale.
    Quel che posso aggiungere io è che i film di Tsai ti stanno "appiccicati" per giorni, dopo averli visti continui a ripensarci, a "riviverli", come succede davero con pochi Autori.

    Ne approfitto anche per dirti che finalmente ho trovato l'ispirazione giusta per linkare il tuo interessantissimo blog.

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  5. @iosif: vero Dragon Inn anche mi ha incantato, forse mi è piaciuto anche di più di Vive l'amour.

    @martin: hai perfettamente ragione: e quando un film rimane addosso,sotto qualsiasi forma, significa che ha colpito il bersaglio.

    Grazie per il link: hai avuto una ispirazioone veramente simpatica :)

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