venerdì 16 aprile 2010

Happiness ( Todd Solondz , 1998 )

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Storie cattive di una umanità alla deriva

Uno dei film più cattivi e sferzanti sulla famiglia americana, sul suo stile di vita, sull'umanità intera alla deriva: questo regista indipendente, sbattendosene altamente delle major e del perbenismo stille e strisce, racconta con perfide cesellature uno spaccato così autenticamente americano in cui la famiglia, motore portante dei destiini umani per molti, è dipinta come un covo di bassezze e di aberrazioni senza fondo.
Tutto si svolge intorno ad un nucleo famigliare in disfacimento, percorso da smanie sessuali , da nevrosi e da vizi che sfociano nel patologico.
La carrellata di personaggi della provincia del New Jersey è ricca e ce n'è per tutti i gusti: la giovane disadattata eternamente infelice ed incapace di dare un senso alla propria esistenza che non trova nulla di meglio da fare che farsi abbindolare da un suo allievo russo dei corsi per immigrati, ladro di professione, illusorio oggetto di una improvvisa passione; la sorella scrittrice e stanca della sua vita da intellettuale fallita, sessualmente insoddisfatta al punto di accettare le avances telefoniche di una voce che le riversa sopra volgarità e desideri perversi; la terza sorella sposata ed apparentemente realizzata che vive però con un uomo, psicanalista e pedofilo, che se la spassa con gli amichetti del figlio dodicenne, a sua volta spasmodicamente interessato a riuscire nella sua prima eiaculazione; i genitori delle sorelle, in fase di separazione, annoiati e stanchi col loro carico di frustrazioni e rabbia; un sessuomane che trova sfogo con telefonate oscene in cui immagina di possedere le donne, eiacula sui muri ed usa il seme come colla per attaccare le cartoline; una obesa sessuofoba, vicina di casa di quest'ultimo , che arriva ad ammazzare il portiere che l'ha violentata e che , scherzo del destino troverà come amico solo il sessuomane della porta accanto.
Indubbiamente una carrellata di ossessioni , di malvagità, di perversioni come raramente ne abbiamo viste, descritte senza alcun filtro , con crudeltà , quasi con un senso di sottile sadismo nell'affondare il dito nella piaga purulenta; non inganni il tono spesso da commedia brillante, la storia è intrisa di folle drammaticità, vista come inevitabile conseguenza di un mondo ormai marcio fino alle fondamenta.
Soprattutto l'aspetto del padre pedofilo, traviatore dei piccoli amici del figlio, che tanto ha fatto gridare allo scandalo, costituisce uno dei momenti più perfidi del film: l'atto è sottointeso, ma il rituale è presentato in tutta la sua normale sgradevolezza, fino al dramaticissimo confronto tra padre pedofilo e figlio dodicenne che chiede spiegazioni sulle accuse mosse al padre, il quale nell'unico impulso di sincerità che percorre tutto il film , confesserà tutto al ragazzino, il cui pianto dirotto finale, mette una cupa pietra tombale su tutta la storia.
Neppure l'epilogo al sole della Florida, in cui tutta la famiglia si ripropone nuove avventure , alla ricerca di una folle e mendace felicità , promette nulla di buono; l'unico a vincere sembra essere il piccolo Billy che, finalmente, sul balcone alla vista di una procae biondona in bikini ,riesce ad avere la sua prima trionfale eiaculazione.
La folle corsa alla ricerca della felicità conduce sempre più nel baratro, soprattutto quando non si sa cosa sia la felicità, quando i valori sono minati alla radice e quando l'american style non sa andare oltre un effimero e fuorviante benessere illusorio: il pessimismo di Solondz è nerissimo, come una notte senza stelle e soprattutto manca anche un seppur minimo spiraglio che faccia intravedere la fine del tunnel, il tutto descritto senza un minimo di possibilità di redenzione, quasi con disprezzo.
Un film che dovrebbe far riflettere a lungo sull'ignobile materialismo, privo di una seppur minima etica, e su un'umanità  alla deriva senza neppure una piccola ciambella di salvataggio cui aggrapparsi.

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