venerdì 2 aprile 2010

L'intendente Sansho ( Kenji Mizoguchi , 1954 )

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Rivisitazioni cinematografiche
Un 'opera monumentale


Basata su una leggenda medievale, poi rielaborata negli anni, e divenuta racconto tradizionale giapponese, Sansho the balif è probabilmente l'opera più famosa e più (giustamente ) osannata di Mizoguchi, un autentico monumento cinematografico che entra a pieno diritto nella ristretta cerchia di lavori da salvare in caso di disastro nucleare. La tragica epopea della famiglia del governatore rimosso ed esiliato per le sue idee ed i suoi provvedimenti troppo illuminati per l'XI secolo nipponico, attraverso la diaspora, il tentativo di ricongiungimento, la caduta in schiavitù ed il drammatico finale, è una magnifica messa in scena della brutalità umana e dell'amministrazione della giustizia attraverso il potere, riflessioni non certo nuove per il regista , ma che qui appaiono veramente ammantate di quel linguaggio universale e senza tempo che le rendono sublimi. 
Le vicende narrate si svolgono nell'arco di un decennio, ed il regista riesce con enorme bravura a manipolare anche gli inevitabili flash back, fondendoli con la narrazione presente, e mostrano le tristi e drammatiche vicende di Zushio e Anju , fratello e sorella, figli del governatore che ha fatto della loro educazione e nel trasmettergli dei saggi principi uno dei suoi motivi di vita, caduti in schiavitù dopo essere stati strappati alla madre, a sua volta relegata lontano da loro in un bordello, e al servizio del truce intendente Sansho, dove la loro dignità sarà per dieci anni calpestata.
Fuggiti dall'orrore della schiavitù alla ricerca della madre, assisteremo ad una sorta di lezione socio-politica cinematografica da parte di Mizoguchi che fa profondamente riflettere sulle dinamiche del potere, delle leggi e sul loro stretto rapporto di mutualità e che , con un certo qual pessimismo, indica come le utopie egualitarie siano destinate a rimanere tali: per tutto ciò  il film appare con una forte impronta "politica", come mai si è visto negli altri lavori del regista.
Enormemente sbagliato sarebbe comunque tenere presente solo questa lettura di denuncia sociale: il film è ricchissimo di intima umanità, di ribellioni, di sofferenza interiore, addirittura struggente nello spettacoloso e tragico finale, in cui la meta tanto attesa viene pagata a carissimo prezzo, indelebilmente; è l'uomo che soccombe di fronte all'esercizio della protervia esercitato in nome del potere assoluto e delle sue dinamiche.
Grazie ad una regia magnifica , siamo di fronte ad un affresco inebriante che ci offre la lotta tra la pietas e la malvagità, in cui la figura umana vacilla in balia della cupidigia e della sopraffazione, cui si contrappone solo un disperato e drammatico istinto di sopravvivenza.
Se alla prima visione L'intendente Sansho aveva colpito per la sua immensa forza narrativa, la ri-visione infonde un cupo e  pesante senso di tragicità, forte della sua semplicità e della sua limpida struttura.

3 commenti:

  1. notare come le donne in m. rimangano buone nel corso degli anni mentrtelgi uomini abbruttiscano in conseguenza dei dolori della vita. parallelismo con i racconti del crisantemo dove l'uomo diventa brutale e violento mentre lei si sacrifica. che stile e che tocco sublime nel risvegliare nello spettatore sentimenti di empatia. riscoperto in italia dopo anni dalla sua uscita giapponese. di recente ho sentito un amico definirlo:"datato".

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  2. I film di Mizoguchi tutto sono tranne che datati: è un linguaggio universale che trae spunto dalla disanima dei comportamenti umani che non hanno data di scadenza.
    La figura femminile e il suo contrapporsi agli eventi è un caposaldo del Cinema del regista e anche la sua apparente passività che è poi accettazione inerme del sopruso fatto legge.

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  3. entra a pieno diritto nella ristretta cerchia di lavori da salvare in caso di disastro nucleare: ma è dentro in qualche programma di tutela di questo tipo davvero? perchè so che gli americano vogliono salvare dalla Bomba ombre rosse (tsè!)

    non sono mai riuscito a trovare la versione con l'audio italiano, ma esiste? non mi stupirei che non l'abbiano mai tradotto. politicamente è dirompente!

    grazie per gli asterischi.

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