lunedì 10 maggio 2010

My name is fame ( Lawrence Lau , 2006 )

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Cinema nel cinema con classe

Raccontare il cinema nel cinema  è da sempre uno dei temi più sfruttati e , a volte, abusati, con risultati non sempre positivi; questa pellicola di Lawrence Lau dimostra in maniera eclatante come sia invece possibile, grazie ad una bella dose di sincerità, confezionare una storia tutta inserita all'interno dell'ambiente cinematografico raccontando i travagli che lo scuotono.
Ovvio che l'occhio del regista si posa sul cinema HKese in costante difficoltà e ne tratteggia, con il tramite della storia del'attore Poon , una sorta di metafora, il cui messaggio ultimo sta nell'impegno costante alla faccia delle difficoltà.
Poon Ka-fai è stato una grande promessa del cinema, ora ridotto a ruoli di contorno per serie tv e a comparsate, è naturalmente sfiduciato, incline alla bottiglia e privo di alcun slancio, almeno fino a quanto Faye Ng, giovane attrice in cerca di gloria gli dona un briciolo di vitalità eleggendolo a suo maestro. Nonostante i tentativi di scindere lavoro ed affetti scocca anche la scintilla tra i due che non porterà ad alcun incendio,  solo perchè lei, ormai lanciata verso la gloria cinemtografica, lascia Hong Kong per il Giappone. Ma ormai l'alito vitale è tornato prepotente in Poon che abbandona la bottiglia e la sua ira e torna ad essere lo stimato attore che si era intravisto in lui.

Finale sul palcoscenico degli Awards HKesi, in cui solo il gioco di sguardi lascia intuire come si concluderanno le cose.
Ora , se è vero che il racconto non brilla certo di orginalità con tanto di corredo di situazioni stereotipate, è altrettanto giusto affermare che il tutto viene svolto con grande bravura , soprattutto da parte di Lau Ching-wan, monumentale mattatore che si tiene  il film sulle spalle graffiandolo con la sua interpetazione magistrale, quasi da one man show, affiancato, e questo dice tutto sul significato recondito della pellicola, da molteplici apparizioni più o meno marginali , di attori, registi, aiuti registi ed entourage vari del cinema HKese, che spesso interpretano se stessi: una chiamata a raccolta con la quale Lawrence Lau vuole narrare gli aspetti più scottanti del suo ambiente cinematografico. 
La metamorfosi di Poon da ubriacone arrogante, che butta alle spalle bottiglia e letti sfatti per frigo pieno di acqua minerale e corse tonificanti, spinto in ciò dall'infatuazione soprattutto artistica di Faye e dai consigli dei vecchi amici, vuole essere un mappa per indicare la via d'uscita da una crisi che rischia di castrare un cinema importante e ricchissimo di talenti quale quello dell'ex colonia britannica.
Ne viene fuori una commedia agrodolce bella in cui il destino personale e quello professionale sembrano correre sugli stessi binari e in cui la rivincita di Poon, avviato verso la sconfitta inesorabile, suona da esempio per tutti.
Lau Ching-wai ha vinto l'Award (quello vero) per l'interpretazione di My name is fame, completando una simbiosi cinematografica che lo lancia definitvamente (e giustamente) nel gotha del cinema asiatico

2 commenti:

  1. Interessante! Me lo devo procurare, anche perché Lau Ching-wai mi è sempre piaciuto moltissimo.

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  2. Credo non ti deluderà Christian, a maggior ragione per la spettacolosa interpertazione di Lau Ching-wai che , detto per inciso, si confermerà amcor di più l'anno dopo con Mad detective, sotto la regia di Johnnie To.

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