lunedì 17 maggio 2010

The old garden ( Im Sang-soo , 2006 )

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Amore incompiuto e fatti storici

Mantenendosi su un terreno più convenzionale, il coreano Im Sang-soo dirige questo film che si dipana tra il melodramma e lo storico-sociale, col risultato di trovarci di fronte ad una pellicola che non prende  una via decisa, rimanendo troppo in bilico tra i due generi.
Sia chiaro , il film vale la visione,anche perchè la regia di Im è sempre sapiente e ben dosata, ma l'impressione è quella di trovarci di fronte ad una storia che rimane troppo in superficie senza affondare gli artigli.
Hyun-woo esce di galera dopo 17 anni, essendoci finito in piena dittatura militare in seguito ai tragici eventi di Gwangju; la lunga detenzione ha spezzato la sua fresca storia d'amore con Yoon-hee , una pittrice che lo aveva aiutato nella clandestinità, e che ha lasciato come frutto una figlia.
La donna poco prima è morta per cancro e una volta uscito di galera Hyun-woo inizia un percorso a ritroso nella memoria del suo amore incompiuto che lo riporterà nei luoghi che conservano il ricordo, fino all'incontro con la figlia, unico tangibile raccordo col passato.

La ricerca a ritroso del protagonista offre senza dubbio bei momenti, anche di poesia, soprattutto grazie ai lunghi flashback che ci raccontano l'inizio della storia e il successivo sviluppo, in cui il prigioniero cerca di sopravvivere alla follia tra violenza e sopraffazione e la giovane cerca di mantenere vivo il suo ricordo, in mancanza di qualsiasi tipo di contatto, anche solo epistolare.
All'aspetto intimistico e personale si contrappone lo sfondo storico e politico in cui avvengono i fatti e sappiamo giù da altre pellicole come il massacro di Gwangju sia una ferita fresca ed ancora aperta nelle carni dei coreani; pur mantenendo un occhio abbastanza distaccato, Im non risparmia frecciate oltre che ai carnefici anche a certa opposizione chiacchierona e inconcludente, ma il tutto rimane un po' troppo distante: troppo superficiale per un film con intenti storici, troppo prolisso come semplice sfondo e contesto d'epoca.
Il film da comunque il meglio di sè soprattutto grazie alla bellissima figura di Yoon-hee, instancabile paladina del ricordo del suo amato, che utilizza la sua capacità pittorica per tenerne viva la rimembranza che diventa testimonianza visto il sopraggiungere della morte che impedirà il ricongiungimento : una bella descrizione insomma di un amore incompiuto e troncato.
La regia di Im è ancora una volta bella e sicuramente costituisce il punto di forza del film, ma  va anche detto che di ben altro spessore risultano le opere precedenti del regista, ricche soprattutto di maggiore originalità e forza: onestamente la scena finale, eccessivamente manierata, seppur sintesi del film, non è farina del sacco di Im che siamo abituati a conoscere.

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