martedì 11 maggio 2010

Palermo shooting ( Wim Wenders , 2008 )

 *****
La morte tra Dusseldorf e Palermo

Neppure il girovagare del protagonista in una Palermo come poche volte l'abbiamo vista, forse fin troppo cartolina turistica, riesce a dare un senso compiuto al lavoro del Mestro tedesco: il film rimane quasi un esercizio stilistico in bilico tra dissertazione filosofica e sperimentazione visiva digitale.
Già la figura di Finn fotografo di grido, superimpegnato tra lavoro (metà arte ,metà pubblicità), travagli personali, insonnia da combattere, mondanità, cellulare sempre in funzione ed estranianti cuffie che rimandano belle musiche, suona come qualcosa di ovvio ; ancor di più scendiamo nel già visto quando stanco di questa vita e orribilmente spaventato dall'aver visto la morte in faccia (non solo metaforicamente), in un quasi frontale automobilistico, decide di mollare tutto e volare a Palermo, dove tra vicoli, barocco dirompente e dormite in pieno giorno, conosce Flavia, una giovane restauratrice che su di lui ha un effetto benefico e (apparentemente) salvifico.
Tutto andrebbe bene se non fosse che , tra sogni, incubi e allucinazioni, Finn è costantemente perseguitato dalla morte , che qui ha come attributi un pastrano con cappuccio bianco e un arco da cui scocca frecce. Flavia, che casualmente sta restaurando l'anonimo affresco del "Trionfo della Morte", sembra indissolubilmente in sintonia col fotografo, anche e soprattutto dopo il lungo sottofinale in cui Finn e Morte si troveranno di fronte in un onirico e lynchiano faccia a faccia con qualche risvolto grottesco, ma finalizzato all'esorcizzazione della paura della morte che si esplica nella domanda, apparentemente assurda , che l'uomo compie al bianco incappucciato : "Cosa posso fare per te?"

Si parte insomma da Dusseldorf e da un ambientazione da elegante spot pubblicitario per finire alle bellezze di Palermo e dintorni, fotografate in maniera sublime, pervase di un senso di indefinibilità spazio-temporale, al punto che il sospetto che l'incidente Finn non lo abbia evitato e che tutto ciò che segue a quell'evento sia una sorta di trapasso allucinato cresce con lo scorrere della vicenda.
Alla fine però rimane un senso di delusione , acuita dalla nota grandezza di Wenders, per un film che rimane troppo a metà strada, in cui la dissertazione sulla vita e sulla morte (con un pizzico di amore) non esprime nulla di trascendentale e di grandioso nè stimola riflessioni e domande.
Peccato , perchè comunque la regia di Wenders si sente , così come l'ottima tecnica di ripresa, nonostante un digitale un po' troppo invadente, e le musiche azzeccatissime.

2 commenti:

  1. Anche se non è certo fra i film migliori di Wenders, in fondo non mi è dispiaciuto perché mi ha ricordato un po' "Lisbon Story", e poi perché c'è Milla (a sorpresa, nemmeno accreditata, e per di più incinta!)...

    RispondiElimina
  2. D'accordo su Milla, ma da cultore di Wenders quale mi ritengo, questo film mi ha deluso abbastanza: vero è simile a Lisbon story, ma quello aveva secondo me uno spessore maggiore.

    RispondiElimina

Condividi