mercoledì 12 maggio 2010

Piccoli affari sporchi ( Stephen Frears , 2002 )

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Umanità ai margini e traffici loschi

Il vivace sottobosco urbano di una Londra lontanissima dai luoghi comuni cinematografici , fa da sfondo al lavoro di Stephen Frears che va a toccare temi scottanti quali il mondo dell'immigrazione clandestina e il traffico di organi umani.
Protagonista della vicenda un nigeriano clandestino, Okwe, che lavora di giorno come autista e di notte come portiere  in un albergo, vive in affitto presso un'altra clandestina turca , Senay che lavora come addetta alle pulizie nello stesso albergo; la casuale scoperta di un cuore umano gettato in un water di una stanza dell'albergo, porta l'uomo a scoprire un ignobile traffico di organi che ha sede proprio nell'hotel; spesso i donatori sono poveri disperati che in cambio dell'organo ottengono dal farabutto gestore del giro i documenti falsi che ne attestano la regolarità.
Okwe in Nigeria è stato un medico, costretto a scappare dopo una vendetta in cui perse la moglie e quindi lo sdegno che provoca in lui l'agghiacciante scoperta è acuito dalla sua deontologia professionale ferita.

Quando anche Senay, priva di altra possibilità sta per cadere nel losco traffico, l'uomo , coadiuvato da una serie di altri disperati ed emarginati, organizza una beffa finale tinta di vendetta che aprirà a lui e alla ragazza le porte della vita legale.
I piccolo affari del  titolo altro non sono che i quotidiani strategemmi che questa umanità che vive ai margini, priva persino di una identità ufficiale,è costretta a mettere in piedi per salvarsi e sperare nel futuro: qui il film da il meglio di sè , con una descrizione accurata e meticolosa degli ambienti cittadini (ma anche interni, vedi l'obitorio) in cui si muovono i clandestini  e gli emarginati, mostrandoci lo squallore della periferia londinese brulicante di una umanità impaurita e al contempo desiderosa di un riscatto, a volte costi quel che costi. Il barbaro traffico di organi che secondo il bieco gestore dona felicità a tutti, diviene il lasciapassare per la legalità e alimenta quindi un mercato popolato di disperati e malati.
Nella seconda parte del film, quando si insinua nella trama la nascente storia d'amore tra Okwe e Senay, si fa strada una certa dose di sentimentalismo e di melodramma ,che però non infastidiscono più di tanto, che spostano l'interesse tematico verso altri lidi.
Nel complesso , comunque il film è valido, grazie soprattutto alle ambientazioni e a una robusta iniezione di pietas umana che guida l'occhio del regista, soprattutto quando di fronte ad un finale agrodolce sembra volerci indicare che non esiste vittoria piena, la rinuncia a qualcosa è sempe necessaria.

2 commenti:

  1. il film è molto bello, vincono i buoni e perdono i cattivi, almeno per un turno, finalmente.
    gli attori sono bravissimi tutti, la sceneggiatura è un meccanismo a orologeria che ti avvince fino alla fine.
    e Stephen Frears sa come si fa il cinema.

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  2. Son d'accordo Ismaele, anche se nella seconda parte, quando la storia si struttura un po' di più, perde un po' del fascino dell'ambientazione. Comunque Frears delude raramente.

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