domenica 13 giugno 2010

Mahjong ( Edward Yang , 1996 )

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Sarcasmo e critica sociale

E' una Taipei frammentata, sfrenata, a tratti alienata quella che Edward Yang racconta in questo amarissimo film carico di sarcasmo e di lungimiranza.
Le gesta di un gruppo di scapestrati giovinastri , unite a quelle di emigranti della nuova generazione, dalll'altissimo valore profetico, provenienti dall'Occidente nella Cina Nazionalista lanciata verso il capitalismo e avamposto dell'ondata migratoria    a senso invertito che si produrrà nel XXI (come vaticinia uno dei protagonisti verso la fine del film), diventa lo specchio col quale il regista descrive una comunità, priva di ogni slancio umano,governata solo dall'interesse e dal bieco tornaconto, una disamina attenta, cupa e altamente drammatica, che sfocia nell'inevitabile dramma personale di chi fa della strategia dell'imbroglio e del malaffare l'unico valore della propria vita.
" In questo mondo, nessuno sa quello che vuole" si sente ripetere spesso nel film, perchè tutti vogliono una vita facile ma nessuno fa nulla che non siano espedienti e strategie truffaldine. Neppure l'amore trova spazio, anzi, un bacio può fare perdere la testa, far crollare un mondo finto intriso di machismo e chi è incline al sentimento è uno sconfitto e dlieggiato.

La frenesia e il fiume umano di Taipei fanno da scenario alla storia, così come i bulli improbabili, i pataccari  i mercati , una città insomma in movimento frenetico e anarchico descritta nelle voci , nei rumori e nei colori che anticipano la corsa all'arricchimento che diverrà elemento onnipresente nelle produzioni cinematografiche anche della Cina Popolare negli anni seguenti.
E' proprio questa visione lanciata verso il futuro, che appare, vista oggi ,quasi come una profezia, che fa del film il punto di forza; un anelito alla modernità, priva di etica che porta caos e degrado morale; lo spirito ricco di sarcasmo con cui Yang descrive queste dinamiche assume i caratteri di una larvata denincia sociale, non urlata, ma esposta con la discrezione che è propria del regista.
Un dipinto vivace e triste di una trasformazione sociale che rischia di divenire caos che fa veramente pensare che "In questo mondo , nessuno sa quello che vuole".

5 commenti:

  1. Ho visto poco di Edward Yang (credo soltanto "A brighter summer day" e "Yi yi"). A tratti il suo cinema è affascinante, ma anche molto prolisso: bisogna adattarsi ai suoi tempi per riuscire ad apprezzarlo appieno, come d'altronde con i suoi colleghi taiwanesi (Hou Hsiao-Hsien, col quale vedo molte affinità, e Tsai Ming-Liang, più di mio gusto).

    Ciao

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  2. Hai detto bene Christian, c'è l'impronta taiwanese inconfondibile anche in Yang, e i due che hai visto, soprattutto Yi Yi, sono forse i suoi migliori. Peccato che il cancro se lo sia portato via a soli 60 anni, avrebbe sicuramente dato ancora molto al Cinema

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  3. ho provato a vedere questo film, spinto dalla voglia di vedere altro dell'autore del bellissimo yi yi, ma se ricordo bene ho dovuto desistere perché si parla così tanto che riuscivo appena a leggere i sottotitoli, per niente a vedere il film.

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  4. verissimo , si fa molta fatica a stargli dietro, specchio di una frenesia lessicale tipica dei giovanissimi, a volte sembra di stare a sentire dei rapper indemoniati.

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  5. Film affascinante come i protagonisti e la città che racconta. Ottima recensione (l'unica, credo, sul web "italiano") ma la denuncia sociale non mi sembra per niente mascherata, fosse stato in Cina non l'avrebbe scampata...

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