martedì 1 giugno 2010

Nomad ( Patrick Tam , 1982 )

*****
Generazione allo sbando

E' questo il terzo film di Patrick Tam, lavoro che si impone come uno dei capisaldi della New Wave cinematografica HKese, di cui il regista è senza dubbio uno degli esponenti di punta. Stilisticamente perfetto, con scelte cromatiche e di ripresa assolutamente originali, sostenuto da una regia straordinaria, il film narra la storia di una generazione di ventenni votata al nulla, avviluppata intorno all'edonismo modaiolo, priva di qualsiasi riferimento: uno scorrere quotidiano del tempo scandito da approcci sessuali e da ignavia, comune alle generazioni post adolescenziali.
I quattri protagonisti della storia, che si ritrovano quasi per caso a percorrere lo stesso sentiero esistenziale, provengono da classi sociali diverse, hanno background famigliari lontani tra loro, vivono esperienze segnate da perdite o da amori andati al vento; l'unica cosa che li accomuna è una deriva lenta in cui c'è spazio solo per le infatuazioni sentimentali.
L'elemento che si insinua subdolamente ma che farà deflagrare tutto è un quinto giovane , qualcosa in più che un amico di Kathy ,una delle due ragazze del gruppetto, un giapponese che ha abbandonato la Red Army nipponica, formazione estremistica e che ora è braccato dai suoi ex compagni; la sua presenza porterà al drammatico finale che sembra uscire da un altro film, risultando , probabilmente, il momento più bello di tutta la pellicola.

La bravura , anche tecnica , di Tam è universalmente conosciuta, ma questo film , visto con l'occhio lontano di chi vive a quasi 30 anni dagli eventi, possiede una qualche dote profetica, oltre che essere uno spaccato sociale dell'epoca assolutamente prezioso; non deve ingannare il tono scanzonato, quasi da film giovanilista e anche una certa leggerezza, quello che emerge è una generazione allo sbando, votata alla distruzione per inedia, descritta con grande lucidità e senza retorica, facendo scorrere gli eventi sulla Quinta Sinfonia di Beethoven e David Bowie , sul pop e sul canto popolare tradizionale e svolgendo la storia quasi con un piglio documentaristico neorealista, colorando le immagini con quella tonalità seppia che sembra ingiallirle e trascinarle dietro nel tempo.
Completano il quadro da film epocale la presenza di alcuni giovani attori all'inizio di una brillantissima carriera: Leslie Cheung e Ken Tong , sovrastati in questo caso da Pat Ha e soprattutto da una straordinaria Cecilia Yip; anche in questo il cinema di Hong Kong deve molto a Patrick Tam, capace di lanciare quelle che poi sarebbero diventate autentiche star del cinema orientale.

3 commenti:

  1. Il film più bello di un grandissimo regista; ha veramente aperto una nuova frontiera nel cinema HKese e questo lavoro ne è stato il precursore

    RispondiElimina
  2. Patrick Tam, Leslie Cheung, Hong Kong, anni 80. C'è da aggiungere altro? :)

    RispondiElimina
  3. Direi di no :) è un pezzo importante di un Cinema per troppo tempo sottovalutato e considerato di serie b

    RispondiElimina

Condividi