domenica 6 giugno 2010

Where a good man goes ( Johnnie To , 1999 )

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Il bravo uomo va dove lo porta la redenzione

Il consueto diluvio apre il film e ci consegna subito, senza fronzoli, il filo conduttore della storia: Michael, balordo da quattro soldi appena uscito di galera spunta dalla pioggia e si ritrova a fare a bastonate con tre tassisti; dalla finestra dell'albergo che gestisce ,Judy e il suo figlioletto Tony, osservano la scena e poco dopo, quel soggetto poco raccomandabile bussa alla porta in cerca di una stanza.
L'incipit, come spesso avviene nei film di To, contiene già tutte le informazioni che ci occorrono per poter seguire il dipanarsi della vicenda.
Michael oltre che gangster da quattro soldi, sembra nato per attirarsi guai addosso e Judy, è spesso costretta ad assistere alle irruzioni della polizia nella stanza del suo ospite.
Ma Judy, con titpica sensibilità e intuito femminile capisce anche che quell'uomo cafone e rissaiolo nasconde nel suo profondo un cuore tenero, per cui l'iniziale avversione diviene quasi una complicità.
Michale da parte sua inizia a scrollarsi di dosso la scorza da duro e da gangster cane sciolto e fallito e  asseconda le intuizioni della donna, mostrando i suoi lati meno deprecabili: è un processo di lento avvicinamento che appare per l'uomo una sorta di redenzione e per la donna la scoperta di qualcuno che si insinui nella sua austera solitudine.

Solo un obiettivo ha Michael , e al quale non riesce a rinunciare, riavere i soldi che moglie ed ex compari gli hanno sottratto mentre era in galera e per farlo è disposto a tutto, avendo ormai intravisto la sua missione di redenzione e cioè aiutare Judy in difficoltà economiche con il suo scalcinato albergo.
Finale ridondante di melodramma in puro stile Hkese ad impronta positivista, talmente ottimista che perfino chi pochi anni prima era nemico odiato, può diventare qualcuno con cui parlare del proprio futuro.
Altro film considerato minore di Johnnie To, così stritolato tra i precedenti A hero nevere dies e Running out of time ed il seguente The mission, da passare quasi inosservato, meritando invece la sua giusta attenzione se non altro perchè molto di quanto presente in Running out of time è presente anche in questo.
Il tono più da commedia stempera e addolcisce la durezza di certi personaggi consueti nei film di To: il gangster da strapazzo, maldestro e rissaiolo, possede nei suoi tratti comunque la fierezza degli eroi che To ci ha consegnato nei suoi film; viceversa la figura di Judy, donna austera, integerrima, segnata dalla vita fa da contraltare morale alla figura maschile. La via d'uscita e di redenzione c'è, e con difficoltà è perseguita da tutti, compreso l'ignobile poliziotto Fat; quello che To ribadisce è l'importanza della dignità, dei valori della lealtà, dell'accettazione della sconfitta, chi li possiede, in fondo all'anima almeno, ha ancora una fiammella di bontà che può essere portata alla luce.
To ambienta la storia nella tranquilla Macao che meglio si sposa all'incedere della stoiria rispetto alla chiassosa e caotica Hong Kong, ma non per questo non utilizza lo scenario urbano come un'immenso palcoscenico su cui muovere i protagonisti, guidati con mano ferma e tutti in stato di grazia: da Lau Ching-wan ancora una volta in una bellissima interpetazione a Ruby Wong , austera ed essenziale ma ricchissima di fascino a Suet Lam , in una memorabile interpetazione di uno dei personaggi più odiosi che il cinema abbia mai visto.

2 commenti:

  1. come avrai capito dai miei post,ho imparato ad aamre To negli ultimi tempi...questo qui ancora non l'ho visto, ma da come ne parli ne sono già affascinato, indubbiamente sarà tra i prossimi che scaricherò!

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  2. E' un Johnnie To un po' atipico questo, che però porta all'acme il senso di melodramma del cinema Hkese; credo che valga la pena di vederlo, anche perchè film come questo sfatano il liogo comune (abusato e un po' stucchevole) che To faccia film tutti uguali.

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