giovedì 3 giugno 2010

Zen ( Banmei Takahashi , 2009 )

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La storia di Ehiei Dogen

Eihei Dogen , monaco buddhista del tredicesimo secolo, fu il fondatore della scuola Zen Soto giapponese, diretta discendenza del buddhismo praticato in Cina.
Seguendo il filo biografico e spirituale del monaco, il giapponese Benmei Takahashi dirige questa pellicola per certi versi quasi scolastica con intento pedagogico che si presenta  però con una confezione ben fatta e che indubbiamente suscita un interesse che va oltre l'aspetto cinematografico puro.
Le vicende narrate seguono quelle della vita del monaco che , come vediamo all'inizio, riceve una sorta di investitura morale dalla madre morente e che ritroviamo anni dopo in pellegrinaggio verso la Cina alla ricerca della vera essenza del buddhismo.
Ritornato in patria, venerato dal suo ristretto manipolo di seguaci, si pone come fondatore di una dottrina buddhista che fa della meditazione la precipua attività: presto la nuova scuola farà proseliti, nonostante l'avversione di altre sette, e la sua figura assumerà l'aura della santità, capace di convertire prostitute e potenti signori della guerra.
L'aspetto più affascinante del film risiede proprio nel tentativo di far conoscere i cardini della religione buddhista e di spiegarne gli alti contenuti spirituali, sucitando curiosità in noi occidentali non sempre informati sui valori legati a quella religione.
Pur non risultando quindi un film imperdibile, Zen ha i suoi meriti: oltre a quanto detto, è senz'altro ben diretto, con momenti che sono dei veri gioielli visivi, grazie ad una ambientazione spettacolare che non diviene mai eccessiva; il regista, inoltre, ben rende la ritualità e la spiritualità buddhista e la vita monacale all'interno dei monasteri, calandole in un contesto storico appena accennato ma chiaro.
Numerose e degne di nota , ancorchè non riportabili proprio perchè ognuna ha il suo alto valore spirituale, sono le citazioni del Maestro Dagen cui dona il proprio volto Kentaro Nakamura, efficacissimo nella sua amimicità così come nei momenti di commozione; bravi anche gli altri attori tra cui si nota il Tatsuya Fujiwara della saga di Battle Royale, seppure in una parte piccola ma pregna di significato e Yuki Uchida , ex j-idol e vista con Kitano in Glory to the filmmaker, nella parte di Orin , prostituta redenta avviata al monachesimo.

2 commenti:

  1. ne vedi davvero tanti, di film orientali. però, fra gli ultimi, uno che ti abbia proprio fatto spellare le mani non mi sembra ci sia. forse i più interessanti sono questo zen e il film di tam, giusto?

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  2. Questo è soprattutto interessante e instilla curiosità per chi non conosce il buddhismo , i film di Patrick Tam sono stati una grandissima sorpresa, non conoscevo l'autore; se debbo dire quelli che ultimamente mi hanno colpito maggiormente tra i film orientali ( è vero sono la mia passione...) probabilmente i due di Hiroki (Its' only talk e Vibrator) stanno in cima all'elenco, e credo sia un regista da tenete molto sotto occhio.

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