domenica 18 luglio 2010

Life show ( Huo Jianqi , 2002 )


*****
Lo spettacolo della vita di tutti i giorni

Lo spettacolo della vita che Huo Jianqi intende raccontare in questa pellicola è quello di Lai, una giovane donna che gestisce un ristorante nel mercato notturno di Chongqing, ultimo baluardo di una una tradizione che il nuovo che avanza, fatto di grattaceli e specchi, tenta di spazzare via. Si allontana quindi il regista dalle zone rurali e montagnose magnificamente descritte in  Postmen in the mountains , per gettare comunque il suo sguardo attento e descrittivo sulla realtà cinese in precario equilibrio tra tradizione e modernità, presente anche in una grande città.
Il ritratto che Huo ci disegna della donna, sposandone a pieno l'esistenza e descrivendola nel suo divenire, è di quelli che rimangono impressi a lungo, vuoi per la bellezza e la bravura di Tao Hong, vuoi per il  forte spirito di indipendenza e di padronanza della propria vita che la donna emana.
E' una vita fatta di lavoro notturno faticoso, di problemi famigliari col padre e con un fratello a causa di una casa contesa, di dolore per la sorte dell'altro fratello , tossicodipendente ed in galera, cui lei ha fatto da madre, di attenzioni per il nipotino preso in mezzo dalle beghe tra il fratello e la moglie. Ma è anche una vita in cui si affaccia il sentimento, trovato al tavolo del suo ristorante al quale lei non si concede con estrema facilità.
Lai si barcamena tra i problemi, mostrando una indubbia intelligenza e capacità di gestione, combina il matrimonio tra la sua lavorante invaghita del fratello drogato e il figlio di un funzionario comunale, risolve l'annoso problema della casa contesa, e alla fine si concede al corteggiatore attempato e ricco col quale vorrebbe stringere matrimonio; la sua visone tradizionalista e rassicurante cozza però con le intenzioni dell'uomo e quello che sembrava un disegno perfetto per mettere ordine nella sua vita fallirà miseramente.
Nonostante ciò il finale sembra portare comunque un'alito di speranza.
E' lo specchio di una società in precario equilibrio , priva di certezze e piena di paure per il futuro, quello che emerge dal racconto della vita di Lai, essa stessa forse troppo legata alla tradizione e non ancora pronta ad un modo di vivere in cui il livello etico e morale si abbassa di molto; ma l'aspetto che più coinvolge nel film è la descrizione di un angolo urbano, quello del mercato notturno, bellissima, ricca di luci e colori, di cibi e di bevande, brulicante di una vita all'ombra della città che si trasforma, avvolta nella sua cappa di grigiore.
Huo, pur rimanendo distante dai livelli di Postmen in the mountains, si muove comunque a suo agio in un ambiente urbano che spolpa fino all'osso, sia nelle immagini che nelle storie che lo popolano e se la vicenda in alcuni tratti sembra balbettare un po', quasi priva di spunti, comunque la capacità del regista di descrivere in modo asettico gli dona larghi aspetti positivi e belli; anche in questo caso il regista si pone davanti alla tradizione e al nuovo che avanza con occhio distaccato, senza esprimere giudizi di merito, raccontando solo quello che la sensazione di sentirsi in bilico e una certa inadeguatezza producono sullo scorrere della vita.

Nessun commento:

Posta un commento

Condividi