lunedì 12 luglio 2010

Rainbow eyes ( Yang Yun-ho , 2007 )

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Crimini, videoclip e amori sofferti

Un avvio che sembra niente altro che una versione cinematografica asiatica dei numerosi CIS che girano per le tv di tutto il mondo, con tanto di flashback, immagini sepolte nella memoria pronte a tornare a galla se stimolate, ritmi visivi da videoclip con frenesia il più delle volte fuori luogo, costituisce il corpo iniziale di questo thriller coreano, prima di scivolare in una seconda parte più strutturata a livello cinematografico, con tanto di colpi di scena ripetuti e un filo conduttore che indaga su rapporti amorosi difficili, travagliati e tragici in cui l'attivtà professionale si fonde con la vita privata intima conducendo, inevitabilmente, a conclusioni estreme.
Gli ispettori di polizia Cho Kyung-yon e Park Eun-joo , coppia affiatatissima in cui si insinua anche subdolamente il sentimento nascosto, indagano su una serie di efferati crimini che sembrano condurre ad un gruppo di ex commilitoni dell'esercito coreano, ora impegnati in attività imprenditoriali di palestre e night club ( e doveroso contorno).

Quando diventa chiaro che i fatti criminosi sembrano avere una unica mano, tornano a galla episodi della vita di Kyung-yon che hanno senz'altro un legame con gli eventi. Il finale, a buon ritmo e con svariati colpi di scena, sembra lasciare pochi dubbi su come siano andate le cose, salvo che, a titoli di coda già in corso, il regista si diverte a instillare un piccolo-grande dubbio.
Se nella prima parte il film risulta quasi fastidioso, tanto sembra una commistione di serial tv e di videoclip, nella seconda, quando gli intrecci sembrano venire a galla portandosi dietro tematiche corpose (omosessualità, omofobia, amori frustrati) la pellicola da il meglio di sè, pur non raggiungendo certo vette eccelse nel cinema di genere.
Il regista esagera troppo all'inizio con un ritmo volutamente e illusoriamente frenetico, fatto di immagini convulse, anche se molto ben confezionate, ma è bravo nella seconda parte a non cadere nel morboso e a tenere sempre in mano i fili di tematiche che potevano facilmente far cadere la storia nelle sabbie mobili del cattivo gusto. Le ombre del passato rimosso e sepolto son sempre pronte a riprendere fiato e a condizionare in modo dicotomico le nostre scelte: se si sceglie l'amore, pur se tribolato e "particolare", bisogna essere capaci di spazzare via tutto, fino alle estreme conseguenze.
Come thriller qualche pregio il film lo ha, se non altro per l'utilizzo della vecchia e classica tecnica di tenere nell'ombra fino alla fine il colpevole; i temi trattati, seppur con una certa superficialità, sono di quelli "pesanti" ed il film nel suo insieme vale la visione; peccato solo per quell'inizio che sembra un vero e proprio scimmiottamento cinematografico di plot televisivi abusati.

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