martedì 10 agosto 2010

Izo ( Takashi Miike , 2004 )

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Filosofia nera


E' questo uno dei film di Miike che spiazza di più, quasi a livello di Bird people in China, seppur per motivi quasi diametralmente opposti.
E' opera difficle che si presta ad una vastissima gamma di interpretazioni e che necessita inevitabilmente di visioni ripetute per tentare di capirne il significato e gli oscuri messaggi spesso nascosti dietro una sfuggente immagine o un piccolo particolare.
Inevitabilmente il giudizio definitivo deve rimanere in sospeso, troppo tumultuosa è la corrente di pensieri e di immagini che fanno di Izo un film essenzialmente crudamente filosofico.
La trama , scarna, è tutta contenuta in un inizio drammatico e sanguinolento in perfetto stile-Miike: Izo, guerriero, assassino, fedele esecutore degli ordini del suo signorotto, crocefisso e trapassato da lance , metà Cristo e metà San Sebastiano, la cui anima spicca il volo assetata di una infinita vendetta e pronta a tormentare con violenza inaudita chiunque le si pari davanti, oggi come ieri.

La vioelnza e la brutalità di Izo è primordiale, essenza stessa del film , della quale si nutre lo spettatore nelle oltre due ore di visione, ma dietro c'è la ferocia della violenza delle istituzioni, della religione, della legge: Miike non risparmia nessuno, ma mai una volta ci darà una chiave di lettura sul perchè Izo agisce così e sul come fermarlo.
La scia di sangue che porta con se Izo, molto meno splatterosa di quanto mendaci trailers volevano far credere, è il file rouge del film, una folle corse verso l'inferno e l'annientamento che apre le porte a svariate interpretazioni filosofiche ecumeniche (buddhismo, cristianesimo, esistenzialiste) che si interrogano sulla natura dell'uomo e sui rapporti tra potere e masse; nulla di rivoluzionar-popolare, anzi una disquisizione piuttosto elitaria, in cui dominano simboli religiosi e pagani, rimandi alle tradizioni e alla cultura giapponese con continui riferimenti all'orrore del mondo tra guerre , atomiche e violenze.
Nel suo nocciolo intimo il film è assolutamente affascinante e la regia di Miike convulsa e visionaria come sempre, però troppi buchi neri affiorano qui e là: una confusione narrativa a tratti noiosa, una ripetitività di situazioni che alla fine stanca ed una quasi incapacità a trasferire in immagini la valanga di concetti e riflessioni che sono parte essenziale della storia.
Ripeto, il giudizio alla prima visione non può che essere istintivo, un po' come avviene per i lavori di Lynch, di certo accanto alla forza delle immagini, espressione di una violenza narrativa estrema, permane un senso di incompiuto e di non sempre chiaro, forse semplice risultato di un cumulo di informazioni subliminali che investe chi guarda; sicuramente Izo, comunque, affascina nella sua oscura cattiveria e nella cruda descrizione della forza distruttrice che lo spettro del guerriero porta cone sè, quasi un fardello di cui non sa come liberarsri e di cui , forse, non conosce neppure l'origine.

2 commenti:

  1. Mike è un altro di quei registi che dovrei riscoprire...credo che il tuo blog sia la causa del fatto che ormai scarico e vedo solo film orientali! (e le recensioni sul mio blog ne sono la prova!).

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  2. Beh son contento dell'effetto ottenuto, credo i blog servano proprio a questo: stimolare e discutere.Riguardo a Miike, nonostante quanto si pensi comunemente, è regista tutt'altro che facile e inoltre la sua filmografia è sterminata ( e contiene anche belle porcate a dire il vero), però di sicuro troverai cose belle e interessanti (su tutte Sukiyaki western django)

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