lunedì 2 agosto 2010

Le forze del destino ( Thomas Vinterberg , 2003)

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Il deludente caos nel mondo di Vinterberg

E'  il 2021 è nel mondo regna il caos: un disordine  che nasce dentro l'umanità e che si affianca a quello dell'ambiente: glaciazioni improvvise, nevicate in pieno luglio a New York, l'Uganda nella morsa del gelo e con uomini che volano in preda a strani fenomeni, il globo terrestre perennemente innevato e organizzazioni che clonano esseri umani per mantenere in piedi strutture che consentono di lucrare.
In questa atmosfera a meta tra Blade Runner e cinema post apocalittico, John ed Elena si ritrovano per divorziare a New York, lei famosa pattinatrice, lui docente universitario, ma quando intuiscono che qualcosa sta manipolando le loro vite, ritroveranno una unione e l'amore per combattere il sistema algido e spietato che permette agli uomini di morire per strada in preda ai loro affanni e di lasciare i cadaveri abbandonati a se stessi.

La descrizione di Vinterberg parte da una visione che più pessimistica non si può , ma si avvale di luoghi comuni abbastanza scontati per raccontare un mondo alla deriva, col risultato di assistere ad un film che sembra di avere già visto con atmosfere che con una certa confusione si mescolano  con poco costrutto sia narrativo che sostanziale; mettere nel calderone scene che sembrano uscite da Lynch (vedi il corridoio dell'albergo e la cena d'addio a John) o spolverate wendersiane da fine del mondo o i tormenti pseudoumani che affliggono i cloni e contrapporre il caos cosmico alla forza dell'amore mostrandoci continue riprese dall'alto degli aerei, coi quali il fratello di John solca il cielo in lungo e in largo, al di sopra di distese ghiacciate, appare sinceramente operazione abbastanza dozzinale e non degna di un regista come Vinterberg che ha dato numerose prove di bravura.
L'avventura americana insomma non convince per nulla, anche se il film è ben diretto e si nota la mano del regista capace di sapere creare comunque un clima cupo e "disumano"; descrivere il caos del mondo è operazione in cui si sono cimentati molti registi ma ,come accaduto all'illustre collega e connazionale Von Trier,  Vinterberg sceglie la strada dell'iperbole confusa e poco comprensibile con risultati deludenti.
Ed è così che qualche anno dopo il bel Festen, abbandonando il Dogma e strizzando l'occhio alla spettacolarizzazione occidentalizzante, Vinterberg delude, con un lavoro che ,nel complesso , non lascia alcun segno.
La presenza di Joaquin Phoenix nobilita comunque un film che per il resto offre ben poco, se non una piccola parte di Sean Penn nell'enigmatico ruolo del fratello di John che vorrebbe fungere da grillo parlante della storia.

2 commenti:

  1. Sono d'accordo, è un film insulso, a tratti irritante (gli uomini volanti dell'Uganda...),influsso americano deleterio per Vinterberg, di fatti con Dear Wendy che segue ritorna per fortuna ai suoi livelli.

    PS: per fortuna che sei tornato a scrivere, temevo una improvvisa defezione prolungata :)

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  2. Dear Wendy non l'ho visto ancora, ti farò sapere.

    Nessuna defezione baobab, semplicemente ero in vacanza , speravo di poter comunque postare qualcosa, quindi ho pensato ( sbagliando) di non lasciare alcun avviso di interruzione

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