martedì 14 settembre 2010

2012 ( Roland Emmerich , 2009 )

Giudizio: 4.5/10
La retorica dell'apocalisse


Anticipando la immancabile folta schiera di registi , scrittori, novellieri e affini pronti a gettarsi sulla fatidica data del 12 dicembre 2012 che secondo una presunta profezia maya sarà la data dell'apocalisse, Roland Emmerich, esperto narratore di catastrofi  ( Indipendence day e The day after tomorrow), dirige questo ennesimo film , uguale a tanti altri, in cui si narra lo sconvolgimento  della vita sulla terra.
Ovviamente i potenti della terra, a conoscenza del rischio, si organizzano e nel cuore del Tibet appaltano ai cinesi la costruzione di alcune immense navi che dovranno salvarli dalla catastrofe e che giacciono nel ventre delle montagne innevate pronte a prendere il largo , una volta che le acque avranno sommerso gran parte del globo.
Intorno all'evento l'immancabile schiera di personaggi comuni ognuno con qualche strappo da ricucire nella propria vita, e quale momento più propizio se non l'incombente fine del mondo ?
Famiglie divise, padri contto figli, figli contro i genitori, ferite cronicizzate che hanno segnato la vita , compresa quella del presidente degli Stati Uniti d'America (rigorosamente nero), coscienze scosse  dalle operazioni di salvataggio che lasciano a terra la gente comune per mettere al riparo politici, potenti e ricchi; un bel polpettone insomma, ricco di retorica , di qualunquismo irritante e di demagogia da quattro soldi.
Ma si sa , questo genere di film vuole anzitutto essere una catarsi delle coscienze messe a nudo di fronte alla morte, pronte naturalmente a guardare altrove una volta passate le due ore e mezza della pellicola.
Va subito detto che Emmerich ha fatto di ben peggio: The day after tomorrow era film irritante , fastidioso e naturalmente brutto, quindi se non altro questo non finisce nel fondo della lista, però , ove si estrapoli il massiccio ricorso ad effetti speciali strabilianti e ben costruiti, l'impressione è quella di vedere l'ennesimo clone di film catastrofico, sempre uguale a se stesso, un roboante videogioco fatto benissimo al termine del quale, ed il tempo scorre anche bene, si rimane con l'immancabile pugno di mosche in mano, nonostante la curiosa trovata di riproporre dopo millenni l'immagine di Noè , con tanto di animali trasportati sulle cime innevate con gli elicotteri.
Inutile sottoilineare come , pur dando per scontato che di film di fantascienza si tratta, le incogruenzae sono infinite, e non solo a livello scientifico, ma alcune rasentano il ridicolo, con il mondo che implode ma con tv e computer che funzionano come nulla fosse.
E il finale in cui l'apocalisse lascia come unica terra emersa e nuova terra promessa la tanto vituperata , sfruttata e vilipesa Africa, fa da demagogica chiosa ad un film -luna park percorso da retorica e patetiche banalità.

6 commenti:

  1. l'ho visto recentemente pure io. la prima parte come intrattenimento-catastrofico funziona discretamente, la seconda sprofonda nella noia.

    the day after tomorrow devo dire che non mi era spiaciuto così tanto

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  2. se lo intendiamo tipo parco giochi , sicuramente l'inizio si lascia guardare , ed è ben fatto; ricordo che the day after tomorrow mi annoiò e non mi colpirono neppure gli effetti speciali.

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  3. Guarda...sto film m'ha fatto cagare come pochi e perdonami il francesismo. Ma vogliamo parlare del trattamento riservato al povero Woody Harrelson? Poi Cusack o la smette di fare ste stronzate o sprofonda sempre più nel mio indice di gradimento. Già con 1408 l'avevo profondamente odiato...

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  4. vabbè ma il povero Woody Harrelson mica lo ha obbligato qualcuno :) , in quanto a Cusack è un bel po' che inanella una fesseria dietro l'altra.

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  5. Concordo con Alessandra: un film veramente brutto, se si escludono gli effetti speciali, sicuramente spettacolari, non dice nulla. Possono bastare grattacieli che vanno in frantumi o San Pietro che rotola a terra per dire che un film è valido?

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  6. Chiaro che non basta baobab, è però l'unico aspetto del film che presenta un qualche interesse, soprattutto nella prima parte.

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